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sabato 6 novembre 2010

Dandelion

E' primavera (almeno qui agli antipodi) e Sciamidiscimmie cambia immagine. Ero un po' stufo di quella rigidità da formato preimpostato, così ecco un blog più accattivante e soprattutto più verde! Appena ho visto il nuovo sfondo ho capito che faceva per me, soprattutto quando ho notato le piante di dente di leone in alto a destra.
Il dente di leone o Taraxacum officinale Weber è una pianta che cresce spontanea un po' ovunque, originaria dell'Europa ormai è naturalizzata in molti paesi, tra cui l'Australia. All'apparenza sembra un'erbaccia, una di quelle erbe a cui non si da molto valore.
Nella storia dell'erboristeria, una storia antica quanto l'uomo, il dente di leone è stata una pianta che ha goduto di ampia stima, per la sua capacità di curare l'inappetenza e la costipazione, per pulire il sangue e assistere il corretto funzionamento del fegato, del pancreas e della cistifellea. E' considerato uno dei più potenti e più sicuri diuretici, da cui il nome francese Pissenlit, che indica propria la sua capacità di stimolare la diuresi, anche di notte. Alcuni sostengono che il suo consumo regolare aiuti a curare anche il diabete.
Si usano sia le foglie che le radici, sotto forma di infuso o di tintura, ma alcuni di voi avranno in mente una buona frittata casalinga fatta con foglie di tarassaco, una specialità primaverile. Mia mamma si ricorda che in campagna si usava mescolare le foglie di dente di leone all'insalata, per rafforzare e ripulire il corpo dopo l'inverno. Nel tarassaco troviamo infatti molti minerali, tra cui il calcio, il ferro e il potassio, nonché la vitamina A, alcune vitamine del gruppo B e la vitamina C.
Per questo ho trovato giusto che campeggi in questo blog, come una specie di simbolo su di una bandiera. Non il giglio, non il drago, ma una pianta selvatica, tenace, all'apparenza un'erbaccia, ma che purifica e rafforza.

A.A. V.V. , Plantes médicinales, Marabout, Francia, 2007.

Isabell Shiphard, How Can I Use Herbs In My Dailiy Life?, Australia, 2003. http://www.herbsarespecial.com.au/





mercoledì 28 aprile 2010

Guerrilla gardening

Compagne, amici, lettrici, semplici passanti, dopo una fugace citazione sul giardinaggio come fonte di salvezza per questa umanità disastrata vi segnalo questo simpatico blog su un fenomeno di cui ha anche parlato Report: il giardinaggio abusivo, ovvero l'arte di piantare e curare le piante negli spazi abbandonati delle nostre città, una sorta di squatting vegetale!!!

lunedì 26 aprile 2010

Gardening

I can't help thinking that developing system of clean, ethical agriculture is the most important step towards making sure this earth survives. Really clean, ethical agriculture can only be done by gardeners, in small intensive plots for vey local conumption. Gardening is a way of doing something significant about the greenhouse effect, soil degradation, the ozone layer, fossil fuel depletion, genetic diversity, wilderness preservation, recycling - just about everything from Star Wars to saving wales. The wonder of it is that it is a step I can take individually, in my own backyard. It is almost indecent thatt being such an effective enviromental activist can be so much fun!

Linda Woodrow, The Permaculture Home Garden, Penguin Books, Australia, 1996, pag. 2.

venerdì 9 aprile 2010

Herbs

As human beings we live in contact with two environments, the outer ecological one and the inner psychological one. Herbs can be seen as a bridge between the outer and inner environment, augmenting health by facilitating harmony and resonance between the two. One we are in balance, we can radiate our higher state of health back into the ecosystem from which the herbs came.
If we slightly shift our view, we can see that we are part of the whole ecology, not separate from it. When we are healed with the help of plants, a part of the ecology is healed. By healing our bodies and our minds we will be more present as whole beings. And it is hoped that health will enable the growth of new awareness so that we can become conscious con-creators with nature and not remain the abusers and rapists that recent history shows us to be. A state of wholeness and health can affect our whole environment. It can affect our relationships, which affect society, and so potentially act to heal all humanity. If we consider the concept of Gaia and remember that the Earth constantly works towards staying in a state of homeostasis, we can see how herbs act as homeostatic agents. Their purpose is to keep an element of ecology – humanity - integrated and in harmony with the whole ecology.

David Hoffmann, The New Holistic Herbal, Element Books Limited, UK, 1990, pagg. 18-19.

martedì 8 settembre 2009

lunedì 7 settembre 2009

Home

Eccomi al ritorno dalle non-ferie! Diciamo che è più un ritorno alle temperature "normali", in cui si ha più voglia di fare senza il rischio di evaporare e con maggiore facilità di dormire.
In agosto, mentre lavoravo come guardiano in un'industria farmaceutica di Bologna, ho approfittato del tempo pagato male per vedermi un bel documentario, "Home" di Yann Arthus-Bertrand. Le tematiche del lungometraggio sono di carattere ecologico anche se, come molti discorsi che vanno in voga negli ultimi anni, non vanno alla radice del problema: il modello capitalista. E' inutile parlare di deforestazione se non ci mettiamo in testa che questo sistema di valori e di azioni è gestito da élite di nevrotici che amministrano il mondo attraverso la nevrosi collettiva, perché il potere è nevrosi, il consumismo è nevrosi, il denaro è nevrosi, non ci vuole uno psicologo di fama mondiale per capirlo. Perchè produrre tante stronzate, quando potremmo starcene tranquilli con poche cose?
Rimane il fatto che "Home" ha una fotografia eccezionale, ci sono delle vedute aeree di luoghi della terra che vi faranno voglia di andarli a visitare subito. Discorsi da ecologista "democratico" a parte, il film merita di essere visto.

http://www.goodplanet.org/

http://it.wikipedia.org/wiki/Yann_Arthus-Bertrand


martedì 4 agosto 2009

Costo ricarica telefonica: 1000 anni



Quando comprate una ricarica del telefono oltre a chiedervi se questo acquisto vi permetterà la sera di comprarvi una birra al bar (con lo stipendio che ho e i prezzi che ci sono non è una domanda oziosa, fidatevi!), pensate anche a dove andrà a finire quel pezzettino di plastica con il codice a barre, e quanto tempo ci metterà a sparire. Come migliaia di altri gesti semplici e quasi quotidiani, anche quello dell'acquisto di una ricarica telefonica ha un costo che sta al di là del denaro sborsato. La nostra idiota folle vorticante società in cui i conti da bottegaio hanno sostituito le ideologie ci fa dimenticare che ad ogni azione segue una reazione, ci assolve da tutti peccati e le responsabilità dietro il pagamento di qualsiasi cifra. Ma per quanto ce lo raccontano, per quanto si affannano a stendere un velo, pietoso, su tutto, un pezzo di plastica rimarrà tale e non tenderà a biodegradarsi in meno tempo. Per cui, rivolegetevi ai tabacchini che hannno la macchina per l'accreditamento elettronico dell'importo che volete ricaricare, o andate sul sito della vostra banca o del vostro gestore. Certo, sarebbe meglio il sabotaggio o uno sciopero generale di qualche mese (o qualche anno) ma dati i tempi di vuoto neuronale, accontentiamoci di azioni piccole ma concrete. Arrivederci e buona serata di agosto.

La quantità di tempo di smaltimento della ricarica l'ho presa da questo sito, è del Ministero italiano dell'Ambiente (ecologia e politica italiana?! Che mondo buffo!!), ma l'avranno calcolato delle persone che studiano e ricercano, non certo i nostri squallidi amministratori, che si e no sanno come smaltire una pepata di cozze.

http://spiaggialibera.net

martedì 14 luglio 2009

Amazzonia che macello!


Un riassunto del rapporto che Greenpeace sulla deforestazione in Amazzonia, legata all'estendersi degli allevamenti bovini. Non pensate che le mucche che pascolano dove un tempo c'erano alberi finiscano nel piatto, negli stivali o nei sedili delle automobili dei soli brasiliani. E' un mercato che coinvolge tutti, anche qui in Italia, primo importatore di pelle dal Brasile, destinata alle grandi marche della moda (Prada o Gucci per esempio) o ad aziende come Ferrovie Italiane, Divani & Divani, ecc.
Come sempre, se vi interessa qualcosa del mondo in cui vivete, se il cinismo e l'indifferenza di questi tempi guasti vi fanno incazzare leggetevi il rapporto di Greenpeace e sforzatevi di usare meno prodotti animali, sia nel cibo che nel vestiario: una scelta buona per il vostro intestino, per gli animali che non v'hanno fatto nulla e per il pianeta.


http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/macello-amazzonia.pdf

domenica 5 luglio 2009

Pianta di oggi: equiseto

Mi rendo conto che il proposito di tenere un blog sensato, con una parvenza di utilità, si è troppo spesso infranto con il biografismo, il parlare di sè, anche se magari mascherato di politica e società. Si può parlare di sè anche quando si parla dei malgovernanti nostri o altrui, perchè spesso si mette in primo il nostro rancore, che seppur giustificato è cosa risaputa, che chiunque, in qualsiasi bar del pianeta potrà trovare nelle lingue che preferisce. Altra cosa è invece dire qualcosa di nuovo, di investigato, di sperimentato che permetta di chiarirsi le idee, di indignarsi sul serio o di fabbricarsi una pomata che rechi sollievo agli ematomi.

Quindi oggi, dopo una settimana in cui il sonno è stato un piacere assaporato a tratti, vi parlerò di una pianta diffusa in lungo e in largo in Italia, ricchissima di sali minerali, per cui adatta a questi periodi di afa che ci prosciugano di acqua e componenti essenziali per andare avanti. Se preferite i pastigliozzi multivitaminici potete anche fermarvi qua, la lettura vi risulterà noiosa.
Equisetum arvense L. o comunemente chiamata "coda cavallina" è un vero concentrato di minerali (il 18-20% del suo contenuto), tra cui soprattutto il silicio, l'elemento più abbondante nella crosta terrestre dopo l'ossigeno. Nel corpo umano è importante per lo sviluppo dello scheletro, nella guarigione delle fratture, nel prevenire l'invecchiamento della pelle e nel mantenere elastiche le arterie. Per meglio assorbire il silicio dell'equiseto (presente sotto forma di acido silicico) è megio fare un decotto della pianta o fresca o secca: gettare 1-2 cucchiai in un volume d'acqua corrispondente ad una tazza, portare ad ebollizione per circa 30 minuti e lasciare raffreddare per 10 minuti, infine colare. Nell'equiseto non mancano poi minerali come il potassio o il calcio altrettanto fondamentali per l'organismo.
I benefici di questa pianta che veramente si trova ovunque, io la trovavo nel parco dietro casa, quando non tagliavano l'erba, non terminano qui. Fin dall'antichità era apprezzata per gli effetti diuretici e contro le infezioni alle vie urinarie (gonorrea, cistite e altre amenità). Gli viene anche attribuita un'azione di stimolo sull'organismo che posso testimoniare, probabilmente dovuto alla forte presenza di minerali che le nostre grasse ma povere diete e il logorio della vita post-moderna ci negano. E' particolarmente indicato infatti, in casi fratture e osteoporosi, essendo ricco di calcio.
Se non vi va di raccoglierlo, farlo controllare se non siete sicuri del luogo di raccolta e farlo seccare, potete andare in qualsiasi erboristeria. Come al solito, occhio alle truffe, con l'ecobusisness anche la gramigna è cara. Non dovreste pagarlo più di 4 euro all'etto.
Buona afa e a presto.

Francesco Perugini Billi, Le nostre piante medicinali, Editori junior, azzano S. Paolo (Bg), 2006.

giovedì 28 maggio 2009

Il sasso

Non so come, ma le tavole sono in blu! Nel link in fondo al post troverete i colori in originale.




Con la cortesia di Gianni Talamini, Francesca Modolo Alessandro Zorzetto e Jacopo Toso vincitori del primo premio nel concorso Strategie alternative del vivere in natura, promosso dall'associazione Errastrana, http://errastrana-erra.blogspot.com/

giovedì 14 maggio 2009

Plasticman




Questo post non ha la pretesa di parlarvi di qualche dj minimal della scena musicale di Berlino, ma della presenza ossessiva della plastica nella nostra società. Dato che non ho mai avuto un buon rapporto con la matematica, non ho potuto darmi ad una carriera scientifica, quindi riporterò quello che dice sulla plastica un giornalista statunitense, che si è informato a sufficienza sull'argomento:

In un certo senso la plastica esiste da milioni di anni. E' un polimero: una semplice configurazione molecolare di atomi di carbonio e idrogeno che si uniscono più volte formando delle catene. I ragni tessono delle fibre di polimeri chiamate seta fino da prima dell'era carbonifera...e anche noi ne produciamo, sotto forma di collageno, di cui fra l'altro sono fatte le nostre unghie.
Un altro polimero naturale plasmabile che si avvicina molto alla nostra idea di plastica è la secrezione prodotta da una cocciniglia asiatica, la gommalacca. Fu la ricerca di un sostituto artificiale della gommalacca che portò un giorno il chimico Leo Baekeland a miscelare nel suo garage a Yonkers, New York, un catramoso acido fenico - il fenolo - con la formaldeide. Fino a quel momento la gommalacca era l'unico rivestimento disponibile per i cavi e le connessioni elettriche. Il materiale plasmabile che ne risultò prese il nome di bachelite. Baekeland divenne molto ricco, e il mondo divenne un posto molto diverso.
I chimici furono presto impegnati a scindere le lunghe catene molecolari di idrocarburi del petrolio greggio in molecole più piccole, e a miscelare queste molecole frazionate per vedere quali variazioni sulla prima plastica artificiale di Baekeland riuscivano a realizzare. L'aggiunta di cloruro produsse un polimero duro e robusto diverso da qualunque cosa esistente in natura, oggi noto come Pvc

(prodotto tra l'altro nel petrolchimico di Marghera e responsabile di decine di morti tra gli operai addetti alla sua produzione, nonché di uno spaventoso inquinamento della laguna veneta. Nota mia)...Dopo il 1945 una profusione di prodotti che il mondo non aveva mai conosciuto fu messa a disposizione del grande pubblico: plexiglas, tessuti di acrilico, bottiglie di polietilene, recipienti polipropilene e giocattoli di poliuretano espanso, o "gommapiuma".
Nel giro di dieci anni le controinddicazioni di questa merevigliosa sostanza si resero evidenti. La rivista "Life" coniò il termine "società usa e getta"...

Il suo nome ufficiale è Vortice subtropicale del Nordpacifico, ma Moore scoprì presto che gli oceanografi lo chiamano in un altro modo: la Grande chiazza di immondizia del Pacifico. Quello dove si era trovato il capitano Moore era il gigantesco pozzo di drenaggio in cui finisce quasi tutto ciò che arriva in acqua da metà delle nazioni che si affacciano sul Pacifico, avvicinandosi con una lenta spirale a un inferno di escrezione industriale. Per una settimana, Moore e il suo equipaggio navigarono attraverso una sorta di continente fatto di rifiuti galleggianti. Era un po' come una nave artica che si fa strada attraverso gli iceberg, se non che intorno a loro ballonzolava una flotta di tazzine, tappi di bottiglia, grivigli di lenza monofilamentosa e rete di pesca, pezzi di imballaggio in polistirolo, anelli di confezioni da sei delle lattine, palloncini sgonfi, eterei brandelli di pellicola per alimenti e una quantità incalcolabile di flosci sacchetti di plastica...
Cosa singificava questo per l'oceano, per l'ecosistema, per il futuro? Tutta quella plastica era apparsa in poco più di cinquant'anni. I costituenti e gli additivi chimicci - ad esempio i coloranti come il rame - si sarebbero concentrati man mano che risalivano la catena alimentare, alterando l'evoluzione? O la plastica sarebbe durata abbastanza da fossilizzarsi? Forse fra milioni di anni i geologi avrebbero trovato membra di Brabie incastonate in conglomerati nei depositi sul fondo del mare?...
L'uso degli estremamente tossici policlorobifenili - i Pcb - per realizzare plastiche più malleabili era bandito dal 1970; tra le varie controindicazioni, si era scoperto che i Pcb producevano casi di ermafroditismo tra i pesci e gli orsi polari. Come una sorta di pasticche a effetto ritardato, i rifiuti galleggianti di plastica antecedente al 1970 rilasceranno Pcb nell'oceano per secoli e secoli.


Non voglio tediarvi e imparanoiarvi più del dovuto, vi invito a leggere invece il libro da cui ho tratto queste informazioni:
Weisman Alan, Il mondo senza di noi, Giulio Einaudi editore, Torino, 2008.

La plastica è un male, ma non è un castigo divino, è qualcosa che noi abbiamo prodotto per i nostri consumi esagerati. La trasformazione non tramautica del nostro stile di vita, il riciclaggio, l'attenzione per i piccoli gesti di ogni giorno, oltre a renderci più consapevoli del nostro corpo, del senso del tempo e della terra, ci permetterebbe di evitare il peggio, come in un romanzo di James Ballard, Terra bruciata, del 1964, dove una sottile strato di polimeri copre gli oceani non permettendo l'evaporazione delle acque e quindi condannando il mondo alla siccità.
Il libero arbitrio e la bellezza del pianeta è un dono prezioso che non va sprecato per colpa di imprenditori senza scrupoli, per la nostra pigrizia o per il desiderio di un immenso cumulo di stronzate galleggianti negli oceani come vortici di un'atmosfera delirante.

Sulle vicende di Porto Marghera:
- http://www.repubblica.it/online/cronaca/chimico/storia/storia.html
- http://www.portomarghera.org/
- http://www.liberespressioni.com/2009/04/17/porto-marghera-la-legge-non-e-uguale-per-tutti/
- http://www.geocities.com/alberto_napoli/portomarghera.htm

mercoledì 13 maggio 2009

Black out neuronale




La pazzia serpeggia come un'epidemia inarrestabile, una pandemia da film di fantascienza di serie B, mi chiedo dove l'abbiamo messo il cervello, a mollo nella grappa per offrirlo agli ospiti?
Sono al lavoro e un mio collega lascia sul bancone della reception una copia di "Metro", uno di quei giornali a distribuzione gratuita che lasciano molto a desiderare quanto a serietà dell'informazione. Eppure, a differenza de "La Repubblca", dice che ieri sono passati due articoli al Senato che danno pieni poteri al governo per scegliere i siti dove verranno costruite le centrali nucleari, protetti da segreto militare e senza dover prendere in considerazione il parere delle Regioni coinvolte.
In Agosto, appena tornato dal Brasile, ho visto un mio cugino che vive a Milano, che da anni si occupa di impianti elettrici. A lui e ad altri suoi colleghi sono stati commissionati dei lavori il cui fine non era chiaro, dopo alcuni mesi hanno saputo che sarebbero serviti per delle centrali nuclerai. Mio cugino sosteneva che in Lomabardia c'era già un cantiere dove ne stavano costruendo una. Mio cugino faceva spallucce, dicendo: "tanto decidono loro." Voi lascereste decidere a una banda di criminali, a cui non affiderei nemmeno la gestione dei turni delle pulizie di casa mia, col rischio di vedermele subappaltate a delle ditte in cui sicuramente ci sarebbero delle infiltrazioni camorristiche? Io impallidisco, nonostante il sole di questa primavera anomala mi stia già abbronzando.

"Nel loro insieme le quattrocentoquarantuno centrali nucleari in funzione nel mondo producono ogni anno quasi tredicimila tonnellate di rifiuti ad alta intensità...Nel frattempo il combustibile nucleare esaurito, in alcuni casi, vecchio di decenni, languisce in serbatoi di stoccaggio. E stranamente è fino a un milione di volte più radioattivo di quand'era nuovo...La Zona di Alienazione, una circonferenza del raggio di trecento chilometri intorno alla centrale, è diventata la più grande discarica nucleare del mondo...qualunque veicolo o macchinario che abbia partecipato ai lavori di rimozione delle macerie, ad esempio le gigantesche gru che torreggiano intorno al sarcofago, è troppo radiottivo per uscire di qui...Le piantagioni di tè in Turchia erano impestate in modo così uniforme che le bustine di tè turco venivano usate in Ucraina per calibrare i dosimetri..."


Chernobyl, 1986, non è così lontana e la sgangherata burocrazia sovietica non era poi peggio dell'abietta burocrazia italiana.

http://www.metronews.it/news-italia/centrali-nucleari-entro-6-mesi-i-siti.html?Itemid=30457%3Fexp%3D1

Weisman Alan, Il mondo senza di noi, Giulio Einaudi editore, Torino, 2008.

martedì 28 aprile 2009

I maiali che volano



Una ragazza di nome Clara riporta questo dal Messico:

Un breve aggiornamento sulla questione dell'influenza porcina; i numeri ufficiali li conoscete anche voi: 1324 contagiati (non più solo a Città del Messico, ma ormai anche in altri stati, come San Luis Potosí, Jalisco, Hidalgo, Colima) e 81 morti accertati. E il virus si è esteso anche agli Stati Uniti, a N.Y. e in Kansas. La cosa più impressionante è il gran numero di iniziative di precauzione adottate a livello federale e locale. Tanto per darvi un'idea, le autorità hanno decretato per 10 gg. la chiusura di scuole, università, cinema, musei, biblioteche, bar, ristoranti, e di qualunque altro luogo di aggregazione o conglomerazione. Le chiese per la prima volta oggi non celebreranno la messa. È un quadro davvero apocalittico: ieri la città era totalmente vuota, una vera e propria ghost city, le poche persone per strada usavano la mascherina copribocca, in metropolitana l'esercito distribuiva mascherine gratuitamente e intimava chi non la indossava a farlo. Sembra di essere in un libro di fantascienza dell'Urania. Il mio dubbio è: se le autorità stanno prendendo così tante precauzioni e, malgrado abbiano notato che il virus può essere controllato con i farmaci retrovirali, il numero dei morti cresce, le cose non saranno molto più gravi di quanto non si sappia?

Io aggiungo questo:

E se invece - e spero che gli eventi delle prossime settimane me lo confermano - si trattasse del solito "falso allarme", come quello della mucca pazza o dell'influenza aviaria. Ogni tanto spunta una malattia collegata agli animali di cui ci nutriamo, mancano ancora le pecore e i conigli. Panico per due settimane, prime pagine sui media, quarantene e poi scompare tutto, fagocitato dalla prossima emergenza, crisi o guerra. Poi delle milioni di bestie abbattute come fossero zanzare non si sa più nulla. Se qualcosa sta succedendo nessuno della stampa ufficiale ci dirà qualcosa. Perchè si creano queste malattie negli animali, quali sono le condizioni che le creano (mucche che mangiano carne, polli costretti a vivere in dimensioni da lager ), quali le responsabilità dell'agrobusiness, poco traspare, finito l'allarme si tornerà a fare grigliate di costicine di maiale ingrassato con sostanze che dovrebbero essere più illegali delle droghe dei rave, con la gioia di grandi e piccini.

giovedì 23 aprile 2009

Crisi





"La questione è capire se siamo usciti in tempo dalla sbornia neoliberista che ci ha portati sull'orlo dell'abisso. O se la nostra dipendenza consumista è tale che preferiamo saltare nel vuoto invece di cambiare vita. Eppure ci sono tante belle cose che sono gratis."

Castells Manuel, Dopo il vertice di Londra, da Internazionale, n.790


Non ho mai voluto scrivere sulla crisi fino ad ora, per vari motivi tra cui uno: di economia so poco, quando sento parlare di domanda gonfiata, di derivati e crediti non garantiti comincia a confondersi la vista, per quanto rileggo le frasi dieci volte, devo gettare la spugna e rivolgermi alla fede, ad un generico marxismo impastato di sentimenti libertari. E' una dottrina semplice che mi spiega ad esempio come riesco a guadagnare sempre meno a parità di mansione e perchè la birra nel 2003 la pagavo un euro e 50 ed ora 3. Certo non mi permette di capire come va il mondo nei dettagli, ma la volontà di alcuni (un tempo chiamati capitalisti) di aumentare i propri profitti a danno di altri (un tempo chiamati proletari) si rivela un'idea geniale che mi spiega proprio tutto. Ammetto che la realtà è sempre più incasinata di quanto la fede sia in grado di spiegare, che ad esempio è difficile capire come una donna vergine (Maria) possa dare alla luce un figlio, o come il lavoro gratis (stage) sia così comune in Italia, ma una forte idea del mondo serve proprio a dire che la ragione non può spiegare tutto, che solo la fede ci può venire in aiuto.
Da pochi giorni un altro avvenimento sta scuotendo la mia fede: la crisi sembra sia passata, la peggiore cosa successa nei miei anni di vita sta per finire. In pochi mesi la crisi che doveva scuotere alle fondamenta la nostra civiltà è terminata. Io non capisco, così per non impazzire mi chiudo in un misticismo che mi aiuta a superare i momenti più duri e la disinformazione: la crisi c'è dal 1973, ogni tanto ci sono stati dei momenti positivi dal punto di vista economico certo (metà degli anni'80 e '90), ma le condizioni generali sono a dir poco brutte, che i salari tendono a scendere, le tipologie dei contratti a rasentare lo schiavismo (lavorare gratis come lo chiamate?), che l'ambiente ne sta risentendo sempre di più, ecc. Ma non sono convinto che tutto questo mio fervore sia puro e semplice offuscamento della ragione da parte della fede, credo anzi sia la verità. Ma confondere le proprie idee religiose con la realtà è tipico delle religioni. Temo che non ne uscirò mai da questo impasse. Magari dovrei convertirmi al neoliberismo, che ne dite?

giovedì 2 aprile 2009

Petrolio con il bene che ti voglio



Il mio vicino di casa è un chimico e mi ha aiutato a venire a capo di un dubbio che ho da alcuni anni, da quando cioè una sostanza di uso comune ma tutto sommato ai margini dei nostri discorsi è di colpo diventata una star: il petrolio. Con la seconda guerra in Iraq del 2003 il clamore sul cosiddetto "oro nero" si è fatto intenso e come al solito non è servito a fare chiarezza più di tanto.
Io mi ricordo bene la domenica del 23 marzo 2003, la guerra era scoppiata da pochissimi giorni e l'indignazione della gente era avvertibile, tanto che a Roma c'era stata la più grande manifestazione della storia, con circa 3 milioni di partecipanti. Dopo quella storica data ho cominciato a pensare che scendere in piazza contro qualcosa non serve a molto. Se 3 milioni di persone non hanno smosso di un millimetro l'allora presidente del consiglio (che è di nuovo presidente), Silvio Berlusconi, vuol dire che certi strumenti politici non hanno molto valore. E se tutte quelle persone avessero fatto qualche scelta in contro tendenza, se ad esempio non avessero più preso la macchina per andare a prendere le sigarette o la spesa a 200-300 metri da casa, non avrebbero fatto qualcosa di realmente diverso, silenzioso forse, ma più duraturo di uno sfogo collettivo simpatico e gioioso certo, ma pur sempre effimero?
Come al solito, come cioè prescrivono questi tempi post moderni in cui tutto passa come le stagioni su un documentario in cui hanno accelerato i fotogrammi in modo osceno, dopo quella data anche sul petrolio è scesa una cappa d'ignoranza. Perchè in quei giorni non si sono diffuse informazioni su cos'è il petrolio e su come possiamo evitarlo, tanto era evidente che la guerra in Iraq era scoppiata anche per quello (i motivi di questa-quella guerra non si esauriscono al controllo dei pozzi petroliferi, ma anche alla guerra in quanto tale: più anni durerà, più armi verranno usate da tutti, più soldi quindi per i fabbricanti)? Non basta dire che il petrolio fa andare le automobili, il petrolio come mi ha detto il vicino chimico è tutto intorno a noi: vernici, medicinali, pesticidi, vitamine, nylon e tutta la plastica e gomma che ci sommerge. Se veramente non vogliamo più guerre per il petrolio dobbiamo renderci conto di quanto petrolio consuma il nostro vivere quotidiano e cominiciare a cambiarlo. Mangiare cibi di stagione e locali che oltre a far risparmiare carburante non hanno bisogno di tutti i concimi-pesticidi delle melanzane in gennaio, utilizzare più vestiti di cotone o altre fibre naturali (che fanno traspirare anche di più), consumare meno medicinali chimici (e fare un po' pi prevenzione), non comprare una marea di cazzate di plastica, ma dare valore alla spesa che facciamo, per esempio. Manifestare non serve a molto, se dopo torniamo a casa e, in marzo, andiamo da soli in macchina a comprare mezzo chilo di pomodori e ci buttiamo giù qualche pastiglia di vitamina C, perchè ovviamente quei pomodori (ma non sentite che non sanno da niente?) non ne hanno neanche un po'.

Lo sapevate che




"la legge Galli del ’99 ha depenalizzato l’illecito impossessamento di acque pubbliche per usi industriali. Ne deriva che chi ruba una mela rischia una condanna penale, chi preleva illecitamente un bene prezioso come l’acqua per usarla in un cantiere rischia una sanzione amministrativa."

http://firenze.repubblica.it/dettaglio/alta-velocita-danni-ambientali-al-mugello:-150-milioni-di-risarcimenti-e-26-condanne/1598971

mercoledì 1 aprile 2009

martedì 24 marzo 2009

Lo spirito dei tempi




Ho appena finito di vedere un video che da alcuni mesi gira in rete, lo trovate tranquillamente e sotto titolato in italiani a questo indirizzo: http://video.google.com/videoplay?docid=-6866557189571858559
. Una solo raccomandazione: non fatevi prendere dal panico. Anche se non può esserci un lieto fine e vedrete confermate alcune vostre intime convinzioni, rimane valida sempre un'indicazione: un agire quotidiano con lo scopo di uscire dalla caverna platonica e cominciare a vedere il sole, non solo le ombre.

Sulla questione sollevata dal documentario sul debito che contraiamo con le banche private attraverso l'emissione di denaro (fenomeno noto come servaggio): http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewProfile&friendID=204944660

giovedì 29 gennaio 2009

Compri una foresta in Nicaragua e accendi un inceneritore dietro casa







Il capitalismo avanzato ci ha liberato da molte cose (mi riferisco alla minoranza bianca che se la passa discretamente bene): dalle carestie, dalle guerre continue, da religioni invadenti e invasive (eccetto l'Italia), ma soprattutto, dal peso della coscienza. Non è una cosa da poco se ci pensate, poter fare quello che si vuole e non sentirsi in colpa. Puoi diventare ricco sfruttando manodopera a basso costo o giovani tirocinanti a costo zero, perchè esiste una legge che tutela il lavoro (quello tuo), puoi costruire delle schifezze architettoniche che imbratteranno il paesaggio urbano per decenni perchè esiste una legge urbanistica, puoi gettare tonnellate di rifiuti pericolosi in mare o nei campi incolti, perchè non esiste una legge o perchè puoi farla a tuo vantaggio. Sono finiti i tempi bui del peccato, della paura dell'inferno che attanagliava le viscere dei nostri avi!
Così, se ti sta a cuore il pianeta e ti piace pavoneggiarti dicendo che la tua provincia sta salvando il mondo, ti compri un pezzo di foresta in Nicaragua, che proteggerai da tagli indiscriminati. Così ha fatto la provincia di Modena. Lodevole inziativa, se non fosse che magari dovremmo precoccuparci delle nostre foreste, dei nostri parchi, prima di quelli splendidi e importantissimi dei tropici. Ma è più facile proteggere una foresta nicaraguense che evitare la costruzione di decine di inceneritori nella pianura padana, così come limitare il traffico e costruire più piste ciclabili (vere, non dei zigzag gialli disegnati da un fattone tra marciapiedi e ritagli di strade), bloccare le speculazioni che si mangiano la campagna per costruire delle abitazioni che consumano e inquinano notevolemnte. E' un po' il principio della carità inventato dai ricchi borghesi del XIX secolo: si raccoglievano fondi per aiutare i bimbi poveri, bambini che le rispettive famiglie non potevano accudire, perchè costrette a lavorare 12-15 ore con salari da fame nelle fabbriche dei caritatevoli borghesi. Lavarsi la coscienza è uno dei gesti più belli che ha inventato il capitalismo, non c'è dubbio.

http://www2.beppegrillo.it/inceneritori/inceneritori_6.kml

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/ambiente/modena-foresta/modena-foresta/modena-foresta.html

mercoledì 14 gennaio 2009

Clima pesante

Il Worldwatch, un pretigioso istituto statunitense ha pubblicato il suo rapporto sullo stato del pianeta: non solo conferma le previsione del'Ipcc (organismo ONU che monitora il clima globale), ma ne rincara la dose. Insomma, la situazione è grave. Ma non ci vogliono scienziati di fama mondiale per capirlo, anche noi, piccolo umani dagli studi limitati ce ne siamo resi conto. Basta paralre con un contadino o viaggiare nei paesi un tempo poveri e si capiscce che il clima sta cambiando, che le emissioni di CO2 sono aumentate in modo esorbitante. Io ho vissuto 6 mesi a Manaus, nel centro dell''Amazzonia brasiliana, lì c'è una vettura ogni 4 abitanti, trent'anni fa' non era così. Ultimamente sto guardando i film italiani degli anni '60, con Sordi, Gasman e compagnia bella, che oltre a farmi ridere, mostrano uno spaccato interessante dell'Italia di quel tempo, dove a Roma le macchine erano pochissime, o per esigenza di scenografia o perchè non se le potevano permettere in molti.
Se pensiamo a tutti i pc che abbiamo, agli stereo, ai frigoriferi enormi che ti fanno il ghiaccio a cubetti e a granita (che ammetto sono utili quando devi farti un mojito), ai SUV (Sport Utility Vehicle, quintali di lamiera che inquinano come dei tank del terzo Reich) e a tutte le altre nostre comodità, ci accorgiamo che in effetti il mondo è cambiato un pochettino negli ultimi anni.
Ma non serve a niente disperarci, prendere il bicchiere di rum, lime e zucchero di canna (che tra l'altro s'importano dal Brasile, un po' lontano direi) e riempirlo di ghiaccio preso dal nostro mega frigo, bisogna cominciare ad agire nel concreto, giorno dopo giorno, non mi stancherò mai di ripeterlo, anche a me stesso. L'inquinamento, l'emissioni di CO2 avvengono tramite le attività umane come l'agricoltura e le industrie che producono beni (mali?) che devono essere comprati. Se noi cominciamo a comprare e agire in modo diverso, ci saranno dei cambiamenti. Non è che una centrale a carbone è accesa perchè ci piace, come un albero di Natale!E' ora di muoversi e diffondere queste piccole ma profonde convinzioni!

Cosa si può fare per ridurre gli sprechi, le inefficienze e gli usi impropri dell'energia?

1. eliminare gli sprechi: ad esempio spegnere le luci quando non si è nella stanza;
2. aumentare l'efficienza con cui si usa l'energia: ad esempio usare elettrodomestici in classe A, o meglio ancora A+ e A++
3. eliminare gli usi impropri: ad esempio non usare energia elettrica per fare calore, come negli scaldabagni elettrici o nelle piastre elettriche per cucinare

Il risparmio energetico correttamente inteso si può ottenere in due modi complementari:

- Assumendo comportamenti responsabili per far funzionare al meglio gli impianti esistenti:
1. spegnere le luci quando non servono
2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici
3. sbrinare sovente il frigorifero; pulire spesso la serpentina, perché la polvere riduce la sua efficienza e tenerla a una certa distanza dal muro in modo che possa circolare l'aria
4. mettere il coperchio sulle pentole quando si porta l'acqua a ebollizione; evitare che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola perché di lato non scalda; far bollire al minimo, tanto la temperatura di ebollizione non cambia
5. abbassare i termosifoni e non aprire le finestre se si ha troppo caldo
6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria
7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne
8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni
9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni

- Sostituendo gli impianti poco efficienti con impianti più efficienti
1. lampade ad alta efficienza: a parità di potenza consumano delle lampade normali; ovvero ce ne vogliono 6 per consumare come 1 lampada normale
2. elettrodomestici di classe A o superiore
3. apparecchi elettronici ad alta efficienza
scaldabagni a gas senza accumuli
4. termovalvole da applicare ai termosifoni per programmarne l'accensione in relazione alle esigenze (perché tenerli accesi tutto il giorno nelle camere da letto o nei salotti che non si usano?) e per regolarne automaticamente la temperatura (perché continuare a tenerli accesi quando si sono raggiunti i gradi desiderati?)
5. caldaie a condensazione


http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/ambiente/state-of-the-world/state-of-the-world/state-of-the-world.html!