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mercoledì 2 febbraio 2011

Nudi

"Ora dimmi, perché Adamo ed Eva si vergognavano?"
"Perché erano nudi?"
"Giusto. Ma quello che sto cercando di dire è che si resero conto di essere nudi perché presero coscienza di sé. Si immaginarono da un punto di vista altrui, e provarono vergogna. Il momento in cui hai maggiore consapevolezza di te è quando sei in imbarazzo, vedi? Quando sei dolorosamente consapevole di come ti vedono gli altri. Questa è la base della società, immaginare, e non conoscere, il punto di vista altrui. La coscienza umana è un grande gioco di finzione. Non è niente di più che una mutua speculazione di fantasia; e l'identità, di conseguenza, non è niente di più che una ridicola illusione nel migliore dei casi e una rovina delusione nel peggiore. Noi non possiamo conoscere il punto di vista altrui, fingiamo solo di poterlo fare."

Tony Vigorito, Due giorni alla fine, Lorenzo Barbera Editore, Siena, 2007, pag. 136.

martedì 31 agosto 2010

How to Steal Food from the Supermarket


How to Steal Food from the Supermarket
1993 by J. Andrew Anderson

1. How the System Screws You 2. Reasonably Legal Methods of Reducing Your Grocery Bill 3. Illegal (But Low-Risk) Methods of Saving Money 4. Illegal Methods Short of Outright Shoplifting 5. Scamming the Scanner 6. Full-Fledged, Hard-Core, Stick-It-In-Your-Pants-And-Walk-Out-The-Door Shoplifting 7. Don’t Look Like A Shoplifter 8. Supermarket Security 9. If You Get Caught

What I do encourage is stealing food. The grocer, regardless of what he tells us, is not a prisoner of farm prices. It has been shown time and time again that grocery prices rise whenever a drought or whatever makes a commodity scarce. But when have you seen prices decrease in the years following the drought? Not often, I’d wager.
Despite what food retailers say about profit margins, supermarkets are hugely profitable. Much of that profit, alas, comes from fraud. A consumer rights magazine recently reported that about half of all fish, for example, are overpriced and misidentified, almost always to the grocer’s advantage. In addition, most had begun to spoil and many were contaminated with toxins.
Likewise, beef and pork cuts are not always what their labels claim. It is almost impossible for the government to check the accuracy of labeling by your local butcher, and he knows it. How can you tell if the hamburger is really “85% lean?” Do you really know the difference between “prime” and “choice”? Me either, but we pay more for one than the other, even if the meat is inferior.
. . .

LINK:
http://magbooks.org/post-2147/how-to-steal-food-from-the-supermarket

domenica 22 agosto 2010

La Rivoluzione del filo di paglia

Humans work best when they work for human good, not for the "higher production" or "increased efficiency" which have been the nearly exclusive goals for industrial agriculture. "The ultimate goal of farming", Mr. Fukuoka says, "is not the growing of crops, but the cultivation and perfection of human beings"

Masanobu Fukuoka, The One-Straw Revolution, Rodale Press, United States, 1978, pag. XII.


venerdì 6 agosto 2010

William Gibson - Neuromante


Il cielo sopra il porto era del colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto. — Non è che mi faccio — disse qualcuno mentre Case si faceva largo a spintoni tra la calca per infilarsi dentro il Chat. — Solo che all'improvviso il mio corpo ha una drastica carenza di droga. — Era un accento da Sprawl, in una delle espressioni più tipiche dello Sprawl. Il Chatsubo era un bar per espatriati di professione: potevi andarci a bere per una settimana di seguito senza mai sentire due sole parole in giapponese. Ratz si stava occupando del bar, e il suo braccio meccanico si muoveva con scatti sempre uguali mentre riempiva un vassoio di Kirin alla spina. Appena vide Case gli sorrise. I suoi denti erano un mosaico di acciaio dell'Europa orientale e di carie. Case trovò un posto al banco, fra l'improbabile abbronzatura di una delle puttane di Lonny Zone e l'inamidata uniforme della marina di un africano allampanato, i cui zigomi erano una successione regolare di cicatrici tribali.

martedì 12 gennaio 2010

Brothers

Cosa sappiamo della Cina? Immaginiamo immense città di grattacieli, pagode e baracche; bandiere rosse su muri antichissimi; masse ordinate di biciclette che al mattino conducono operai verso 12 ore di lavoro; verdure saltate dentro un wok in un ristorante imprivvisato agli angoli di una strada sporca. Non conosciamo nulla dietro i filtri dei giudizi che la televisione e i luoghi comuni producono instancabili.
Prima delle fabbriche di giocattoli, prima che i cinesi comprassero i bar delle nostre città, c'era una Cina comunista. Migliaia di giovani guardavano verso Oriente cercando quello che qui non c'era, una terra di giustizia e libertà. Anche allora ci sbagliavamo, della Cina conoscevamo ben poco.
In genere, della realtà sappiamo poco o nulla, ancora meno se ci affidiamo alle parole e i racconti di altri. Per fortuna esistono i libri che pur inventando riescono a parlarci di cose che non tocchiamo con le nostre mani.
"Brothers" di Yu Hua - come al solito pescato a caso in biblioteca - racconta della Cina negli anni della Rivoluzione culturale, che tanto infiammarono le giovani menti qui in Occidente. Il piccolo Li Testapelata vagabonda per le strade di Liuzhen, vicino a Shangai, mentre il mondo contadino si agita sotto i colpi di una colossale caccia alle streghe. Come durante il periodo di Stalin, il secondo dopoguerra negli USA e ora qui in Italia (le vicende di Rosarno, in Calabria, ce lo gridano in faccia) le tensioni sociali, la miseria, le frustrazioni, gli squilibri psico-fisici delle persone sono gestiti dall'élite, manipolati e incanalati contro il nemico immaginario, affinché il potere si conservi. A farne le spese sono le persone comuni, delle vite, delle speranze, dei desideri, interrotti dalla violenza che viene giustificata in nome di interesse "superiori". Yu Hua ci parla di questa umanità che si perde nell'interesse meschino, nel desiderio infantile di sopraffare, di essere carnefice, inconsapevole che il giorno dopo può facilmente diventare vittima. Rimane però la risata di Song Fanping che risolleva i suoi figli anche se torturato dai solerti rivoluzionari, rimane la dignità e l'ostinazione di Li Lan, rimangono le fatiche quotidiane delle persone umili, la loro pietà e la generosità, che sono oltre le follie dei governanti e la meschinità dei governati.
La Cina si apre ai nostri occhi, con una prosa accattivante e leggera, a tratti comica, a tratti drammatica. Una Cina di quaranta anni fa', distante dai nostri pregiudizi, profondamente umana.

Yu Hua, Brothers, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2008.

lunedì 28 dicembre 2009

Stramonio


"Perché all'uomo un aiuto sia l'uomo."



Per un lettore squattrinato non c'è piacere più grande di andare a zonzo per una biblioteca e trovare dei buon libri, sapendo che non dovrà sborsare un centesimo per soddisfare uno dei suoi più grandi piaceri.
Poco prima delle vacanze nella biblioteca di Pordenone ho trovato un libro di cui non avevo mai sentito parlare, colpito dal titolo l'ho preso e ora ve ne parlo.
Romanzo di formazione, Stramonio parla della crescita di un piccolo uomo (piccolo non solo di età ma anche di statura) attraverso un lavoro che i più considerano ingrato: lo spazzino, o operatore ecologico, per essere politically correct. Paolino, ribatezzato "Stramonio", perché la sua storia personale assomiglia alla natura dellla pianta che cresce tra i ruderi e i rifiuti, estremamente tossicca ma allo stesso tempo un potente rimedio erboristico e omeopatico, percorre una città anonima che incarna tutte le grandi città dell'Italia recente, togliendo le macchie, le immondizie, le lordure che la frenetica e insulsa vita di tutti i giorni crea. Da una stanza di ospedale dove non sappiamo perché sia finito Stramonio racconta a due piccioni la strada che dagli abbandoni subiti lo porta fino alla maturità.

"Forse dovreste essere voi piccioni a raccontare, voi che vedete questo mondo dall'alto e avete uno sguardo più ampio della vista da scemi degli uomini, ci potreste aiutare e dirci come vedete le cose, perché io che ho pulito gli stadi, le piazze e le strade, non riesco ancora a capire quel clima di festa a cui sembriamo abituati, i quintali di razzzi, di stelle filanti, di gelati e lattine, carte, giornali e ogni altra cosa gettata, perché ogni momento sembra un'occasione felice, ogni scusa sembra importante per far confusione, passare sopra alle cose sensa pensare, prendere quello che ci serve e poi vomitare gli scarti per terra. Tutto sembra una gran festa eppure alla fine sento un odore di guerra." (pagg. 132-133)

Una specie di favola quella di Stramonio che parla anche di noi, attraverso quello che gettiamo, che siano cose o persone, attraverso i rifiuti, gli abbandoni di cui siamo complici, che in qualche modo speriamo non lascino alcuna traccia. Che siano gli scarti del nostro consumo nevrotico, che siano le persone che subiscono le conseguenze di questa economia di rapina, vogliamo che tutto splenda e profumi, che l'immondizia scompia dai nostri occhi e dai nostr nasi, non importa chi e come lo faccia.
Non c'è solo amarezza in questo romanzo, ma anche la solidarietà dei lavoratori che ripuliscono le nostre strade; la voglia d'imparare di Stramonio; la dignità di un lavoro ben fatto, di un lavoro utile per gli altri; l'anarchia di Lupo, che insegna la vita al nostro protagonista; la speranza, il desiderio di migliorare, di non accontentarsi, di non vivere riempiendo i propri vuoti comprando, scartando, gettando.

Ugo Riccarelli, Stramonio, Giulio Einaudi editore, Torino, 2009.

http://it.wikipedia.org/wiki/Datura_stramonium




lunedì 23 novembre 2009


"Senza che la vita degli animali di pezza terminasse, pensò, la Chisa non avrebbe potuto esistere...Tutti i rituali e le Sacre Scritture, le cerimonie e i comandamenti che costituivano il mondo della Chiesa e l'ordine del mondo traevano la propria forza da quel semplice fatto: la vita, così come la si conosceva, terminava...Tanto, tanto tempo prima, pensò Eric Orso, prima che la Chiesa - la Chiesa come la conoscevano lui e i suoi contemporanei - prendesse piede a Mollisan Town, gli animali venivano eliminati o sostituiti? Esisteva già allora una fabbrica di animali di pezza che teneva in funzione il sistema, o persino questo era frutto del volere della Chiesa? Era un pensiero da vertigine. Eric si fermò, rimuginandoci sopra per qualche secondo. Poi vide il nesso successivo, come se fosse stato inciso con il fuoco sul marciapiede. Perché, se l'intera esistenza della Chiesa si basava sull'idea della caducità delle cose, lo stesso concetto di adattava perfettamente anche al potere dello Stato. Come avrebbe fatto, altrimenti, a tenere in scacco tutti quei milioni di animali di peluche assetati di sviluppo e al contempo alla ricerca del piacere?... Per creare leggi e regole e far sì hce venissero rispettate, era di grande aiuto il fatto che la vita avesse un chiaro inizio e una chiara fine. Si trattava di comprendere le pulsioni interiori degli animali di pezza; e, con un arco di tempo limitato a loro disposizione, gli animali avevano fretta di raggiungere le proprie mete. Chi avrebbe desiderato avere dei piccoli all'età di trent'anni, se la vita fosse proseguita oltre i duecento? Chi si sarebbe creato un'istruzione prima dei venticinque, chi avrebbe lottato per prendere il posto della generazione più vecchia nel mondo del lavoro prima dei quaranta?"

Tim Davys, Amberville, Bompiani, Milano, 2009, pagg. 247-248.

Animali di pezza?! Si, non avete capito male, ho appena finito di leggere un bel romanzo i cui protagonisti sono degli animali di pezza, viziosi, viziati come noi umani!

lunedì 26 ottobre 2009

Pura anarchia



Passavano i mesi, e la data di fine lavori - già spostata una mezza dozzina di volte - continuava ad allontanarsi come una confezione da sei lattine di birra nel deserto. Gli alibi abbondavano in quantità tali da rivaleggiare con le
Mille e una notte. Divresi stuccatori erano stati messi fuori combattimento dalla mucca pazza; la nave che trasportava casse di giada e lapislazzuli con cui rivestire la camera della tata era colata a picco a causa di uno tsunami al laro delle coste di Auckland; infine, si era appurato che un congegno a motore indispensabile per sollevare la TV da un boccaporto ai piedi del letto era assemblato a mano da elfi che lavoravano esclusivamente al chiaro di luna... (pag. 122)

Prima colazione

Succo d'arancia
2 fette di bacon
Profiterole
Cozze gratinate
Toast
Tisana

Pranzo

1 piatto di spaghetti pomodoro e basilico
Pane bianco
Purè di patate
Sacher Torte

Cena

Bistecca
Crocchette di patate
Aragosta alla Termidoro
Gelato con panna o torta Saint-Honoré


Questo è il pasto del Superuomo. Chi si angustia per gli acidi grassi insaturi o per i trigliceridi alti mangi pure secondo le raccomandazioni del pastore o del dietologo. Il Superuomo, invece, sa che la carne marezzata, i formaggi cremosi abbinati a ricchi dessert e...ebbene sì, le fritture miste e abbondanti sono proprio le cose che mangerebbe Dioniso - se non fosse per i suoi problemi di gastrite. (pagg. 154-156)


Woody Allen, Pura anarchia, Bompiani, Milano, 2007.

lunedì 12 ottobre 2009

Il paese mancato




Ho appena terminato di leggere un libro molto interessante che getta luce sul nostro passato recente, che fa emergere tra le ombre del presente le cause e gli effetti degli ultimi anni di storia di uno stato chiamato Italia.
Come al solito non starò qui a confutarlo, a elogiarlo o criticarlo, getterò delle citazioni - non a caso - che possano stimolarne la lettura.

Guido Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni ottanta, Donzelli Editore, Roma, 2003

Il Vajont, in fondo, sembra ricordare il passato (e annuncia invece altri disastri ambientali causati da colpevoli responsabilità pubbliche e private): viene quindi a frenare sgradevolmente rosee previsioni e proiezioni nel futuro. Che sia un'Italia da rimuovere sembra pensarlo anche Giovanni Leone: come capo del governo accorre sui luoghi del disastro a promettere giustizia, come avvocato lavorerà al processo dalla parte degli imputati, non dei superstiti. pag. 7

E' però Milano la città in cui lo squadrismo si presenta con più virulenza...Poco dopo, il prefetto comunica che – a seguito di «reiterati episodi di violenza» - la questura ha inoltrato alla magistratura «documenti rapporti intesi evidenziare pericolosa attività maggiori esponenti di organizzazioni neofasciste facenti capo at nota associazione "Giovane Italia"»...(in nota)...Presidente della Giovane Italia milanese, in questo periodo, è Ignazio La Russa....pagg. 372-373.

L'estendersi dell'area del lavoro "sommerso" porta con sé precarietà e durezza di condizioni, rinuncia a diritti formalmente riconosciuti in cambio di vantaggi materiali: implica il diffondersi del "disincanto", lo scetticismo verso ogni forma di trasformazione e "l'individuazione del reddito e del suo incremento come unico metro di valore"...
...è evidente che una società che si sente non governata ai propri livelli e nel proprio quotidiano finisce per esprimere al proprio interno una specie di dislocazione selvaggia, particolaristica, furbastra e conflittuale dei poteri e delle decisioni, in una sorta di filosofia dell''"ognuno per sé e Dio per tutti" in cui tutto c'è tranne una moralità collettiva, coscienza civile, senso delle istituzioni, rispetto delle regole del gioco statuale
(dal Rapporto sulla situazione sociale del Censis in relazione al 1978) pagg. 436-437.

Ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti democristiani che da circa trent'anni ci governano. Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo. Sembravano dei ricoverati che da trent'anni abitano in un universo concentrazionario: c'era qualcosa di morto anche nella loro stessa autorità.
(P.P.Pasolini, Gli insostituibili Nixon italiani, 18 febbraio 1975) pag. 524.

«questo Stato è fallito» scriverà con buone ragioni Eugenio Scalfari nell'autuno del 1991. E' fallito anche per aver alimentato in modo «drogato» l'euforia e le gravissime distorsioni degli anni ottanta...Vi è in primo luogo un sistema fiscale inadeguato, a lungo applicato poco rogorosamente nei confronti di quei ceti di cui si teme di perdere l'adesione e il voto. Ha qui origine la sperequazione tra il contributo fiscale dei lavoratori dipendenti (automaticamente detratto dalla busta paga) e quello dei lavoratori autonomi. Fra la fine degli novanta i redditi medi dichiarati da molte agiate categorie di commercianti e professionisti saranno di pochissimo superiori e, in alcuni casi addirittura inferiori, a quelli dichiarati dai loro stessi dipendenti...Naturalmente commercianti e professionisti potevano eludere l'obbligo della certificazione solo con l'accondiscendenza dei loro clienti (spesso compensata con sconti e favori): anche per questa via si consolidavano modelli di comportamento sempre meno rispettosi delle regole collettive. Ad alimentare a dismisura il debito dello Stato contribuiva soprattutto un utilizzo del denaro pubblico largamente finalizzato a manetenere il consenso sociale ed elettorale. pagg. 596-597.






venerdì 25 settembre 2009

Il gioco delle rondini


Consigli per la lettura di oggi, quinto giorno d'autunno, che speriamo sia caldo (e non per il riscaldamento globale!). Una graphic novel, ossia una storia a fumetti -gli inglesismi non li capisco in un paese dove moltissimi non sanno nemmeno dire I love you- di una giovane libanese che racconta una notte di guerra a Beirut, nel 1984. Lo stile di disegno ricorda molto Marjane Satrapi, ma poco importa, la storia è bella e anche le inquadrature, se posso chiamarle così.

Zeina Abirached, Il gioco delle rondini, BeccoGiallo S.r.l., Pordenone, 2008.

P.s. Misure anticrisi: sostenete il sistema bibliotecario, chiedete alla vostra biblioteca e prendete in prestito! Un mondo infinito (o quasi) di libri, riviste, cd, dvd vi attende!

mercoledì 26 agosto 2009

...Quando gli "oppressori" diventano troppo severi, abbiamo quello che è noto come stato di polizia, in cui è vietato ogni dissenso, come il ridacchiare, arrivare con una cravatta a farfalla, o chiamare il sindaco "Ciccio". In uno stato di polizia le libertà civili sono molto ridotte e non esiste la libertà di parola, anche se è permesso cantare una canzone in playback....

Woody Allen, Senza Piume, Bompiani, Milano, 2004, p.83.

martedì 7 luglio 2009

IL NOSTRO BURQA E’ LA 42

Ho da poco avuto modo di leggere un libro illuminante: L’harem e l’occidente di Fatema Mernissi, che mi sembra dica qualcosa di fondamentale, di cui le donne si devono rendere conto, necessariamente.
La Mernissi, sociologa e scrittrice marocchina, individua due forme di repressione e di controllo maschile sulla donna, una all’orientale e un’altra all’occidentale, due modi molto diversi tra loro, il cui fine è sostanzialmente identico.
La donna è schiava dell’harem. Harem inteso come prigione e non come luogo di lussuria orgiastica e di profumi forti, come da manuale hollywoodiano. In arabo haram (il contrario di halal, “lecito, consentito”) significa per l’appunto “proibito, vietato, illecito”, termine dal significato esattamente opposto all’idea occidentale di un luogo paradisiaco in cui la passione sfrenata (maschile) ha sfogo e dove tutto è consentito (all’uomo).
La prigione della donna orientale è lo spazio: reclusa dall’imposizione del velo e dall’apparizione sulla scena pubblica, essa è resa invisibile politicamente e socialmente.
La prigione della donna occidentale invece è il tempo, dice la Mernissi: “Mentre l’uomo musulmano usa lo spazio per stabilire il dominio maschile escludendo le donne dalla pubblica arena, l’uomo occidentale manipola il tempo e la luce. Egli dichiara che la bellezza, per una donna, è dimostrare quattordici anni.”
E se ne osi dimostrare di più sei inaccettabile. Così se non corrispondi ai canoni della donna eterea bambina sei condannata all’invisibilità. E ancora: “L’harem della donna occidentale è la taglia 42”.
E la maniera occidentale di umiliare e sottomettere la donna è peggiore, perché é più sottile e impalpabile. È un pò come le due diverse forme di autoritarismi, quello democratico e quello dittatoriale, in cui l’oppressione differisce solo nelle modalità. Laggiù nel remoto indefinito oriente sono dei barbaracci che usano metodi incivili e anti-democratici di controllo sulla popolazione, cosacce brutte a noi ignote (!). In questa parte di mondo invece ci accontentiamo di un’apparente democrazia, ipocrita: puoi dire e fare tutto, tanto tutto resta com’è. A noi non piace la libertà, ma l’illusione della libertà. E a mio parere, se vogliamo comparare i due autoritarismi, il nostro è peggiore perché è difficile da inquadrare per la maggior parte delle persone, quindi difficile da combattere.
Inoltre, l’uomo orientale reprime la donna perché la teme, la ritiene sovversiva dell’ordine sociale, incontrollabile e pericolosa insomma, il che significa comunque considerarla e darle involontariamente un’importanza; l’uomo occidentale invece, per eliminarne qualunque potenziale ribelle, sminuisce in lei lo stesso fatto di esistere: quella di donna muta, bambina e vulnerabile è l’unica idea non minacciosa di donna, quindi l’unica accettabile, il resto delle donne in Occidente non ha visibilità, quindi non esiste, punto.
Questo tristissimo quadro è già abbastanza noto se vogliamo, anche se non così lucidamente delineato, però ammetto che mi sfuggiva l’aspetto del controllo sociale. Cioé, il volere una donna bella e muta, volerla senza cervello perché altrimenti sovversiva, per il solito vecchio (ma che si ripropone all’infinito) motivo di dominio di classe, mi sfuggiva in parte. L’industria dietetica, cosmetica e di chirurgia estetica funzionali al sistema, con lo scopo di allontanare sempre di più la parità tra i sessi. L’ansia incessante del proprio aspetto fisico, l’ossessione del peso, la dieta costante o saltuaria, sono i mezzi utilizzati dal sistema per alienare ogni nostra facoltà mentale, rendendoci inconsapevolmente degli schizofrenici calmi.
Pensiamo a che effetto può fare il fatto di trovarsi in un perenne stato di ansia, mascherato da scelta salutista, estetica, sociale e quant’altro.
Per non parlare del business del diet food, col binomio di cibi industriali bombe caloriche/diet food, prima ti avvelenano e poi ti propinano i cosidetti cibi light (in tutto questo sostanze nutritive, vitamine, che dovrebbero essere il motivo per cui ci nutriamo, figuriamoci, neanche a parlarne!).
La Mernissi racconta di essere entrata in un grande magazzino statunitense una volta, e di non essere riuscita a trovare una gonna che le andasse bene (ed è non è nemmeno una donna obesa o pagnottona!), e si chiede: che razza di civiltà avanzata è questa se poi non trovi neanche una gonna della tua misura??

martedì 16 giugno 2009

Beaubourg

Finalmente un libro che parla di quello che vogliamo essere, l'utopia è adesso

"Allontanarsi da tutto quanto è della società borghese: la proprietà, la lotta per il potere e per la politica, la rispettabilità, l'igiene ossessiva, i giochi inutili dell'intellettualismo. Anzi smetterla di contestarla, per meglio allontanarsene e costruire al di fuori la nostra. Siamo mutanti che ormai non appartengono più al vostro mondo."

"...amare invece che odiare...camminare invece che circolare, non votare invece che cadere nella trappola di votare contro...non guardare la TV invece di dire che è brutta...e qui mi fermo, perchè alla fin fine è anche preferibile vivere piuttosto che scrivere come si deve vivere."

"Non si tratta solo di giocare sulle contraddizioni del sistema, perché il nostro beaubourg sopravviva e partorisca dei figli. Si tratta anche di inventare un'etica dell'imboscamento per la sopravvivenza materiale, fondamento di una vita libera e creativa vissuta negli interstizi di un sistema implacabile. Niente scrupoli a praticare il parassitismo. A tal fine, abbiamo preparato delle check-lists che ognuno potrà completare secondo la propria esperienza:
- fare l'inventario sistematico di tutto ciò che l'apparato di distribuzione offre gratuitamente per allettare la clientela, dai campioni di merce alle prove senza impegno;
- reperire le fonti regolari di scarti interessanti, come gli uffici che continuamente gettano via risme di carta, mobili e macchinari, informarsi circa gli alberghi e ristoranti che chiudono e si sbarazzano delle loro attrezzature;
- fare liste di lavoretti nero o part-time, e organizzare un "servizio" di riparazioni e piccoli lavoretti, come quello che già esiste quaggiù;
- redigere l'elenco dei laboratori che comprano sangue, sperma, denti, capelli e cadaveri;
-per chi raggiunge tardivamente la propria liberazione, non rinunciare alle buone occasioni per imboscarsi o per far assumere un amico con una reputazione ancora passabile agli occhi degli Integrati. Fanno parte di tale categoria tutti i lavoretti tranquilli, che lasciano tempo libero, che non integrano nell'apparato nè accollano responsabilità: professori, piantoni, ricercatori, uscieri, addetti alla manutenzione, attacchè di direzione, intervistatori, gasisti, venditori ambulanti, cercatori di funghi, bancarellai, bidelli, eccetera;
- fare la lista di borse di studio o di perfezionamento, dei contributi-vacanze, delle sovvenzioni per associazioni culturali bidone, dei mecenati generosi e delle fondazioni senza scopo di lucro;
- liberarsi del divieto borghese di accettare denaro che non sia guadagnato col sudore della fronte, e non rinunciare mai a battere cassa presso i genitori, tenendo presente che tutto ciò che abbiamo fatto per essi merita ben la loro riconoscenza: non abbiamo forse dato loro una ragione di vivere, almeno fino all'adolescenza? Non abbiamo forse avuto un'immensa pazienza ascoltando i loro consigli e le loro storielle, e perso tempo a guardarli giocare al gran capo mentre guidavano la loro carriola?

Albert Meister, Sotto il Beaubourg, Editrice A coop, Milano, 1988, pp.72, 10, 285 - 286.

lunedì 1 giugno 2009




Buona sera Londra. Pensavo fosse ora di scambiare due chiacchiere. State comodi? Allora comincio. Vedi uomo. Non sono del tutto sodisfatto del tuo recente rendimento...temo che il tuo lavoro stia perdendo colpi e... oh, lo so , lo so, ormai è tanto che lavori per l'azienda. Quasi...fammmi vedere. Quasi diecimila anni! Cielo, come vola il tempo! Ricordo il giorno in cui hai inziato il tuo impiego, appena sceso dall'albero col viso fresco, nervoso, un osso stretto nel pugno arruffato..."Da dove comincio, Sir?" Hai chiesto , mestamente. Ricordo le mie parole: "Laggiù c'è una pila di uova di dinosauro, giovanotto". dissi, sorridendo paterno. "Comincia a succhiare." Beh, da allora ne abbiamo fatta di strada, vero? E sì, sì, hai ragione, in tutto questo tempo non sei mancato un giorno. Ben fatto, mio buon servo fedele. Inolte, non pensare che io abbia dimenticato il tuo notevole stato di servizio, o tutti o i tuoi preziosi contributi all'azienda...il fuoco, l'agricoltura...è una lista impressionante, vecchio mio. Davvero impressionante. Non fraintendermi. Ma...beh, ad essere sinceri, abbiamo avuto anche i nostri problemi. Non lo si può negare. E' la tua fondamentale riluttanza a far progressi nell'azienda. pare che tu non voglia affrontare nessuna vera responsabilità, o essere il capo di te stesso. Dio lo sa, quante opportunità ti sono state date...Ti abbiamo spesso offerto una promozione, e ogni volta ci hai deluso..."Non ce la farei mai, direttore" ci persuadevi "io so stare al mio posto" Siamo sinceri, nemmeno ci provi, vero? Vedi, sei stato fermo troppo tempo e lo si vede nel tuo lavoro...e potrei aggiungere nella qualità generale del tuo comportamento. I continui litigi nel reparto produzione non sono sfuggiti alla mia attenzione...né i recenti atti di teppismo nella mensa aziendale. Poi naturalmente c'è...hmm, beh, non volevo tirar fuori l'argomento, ma...vedi, ho sentito voci inquietanti sulla tua vita personale. No, non imposta chi me le ha dette. Niente nomi, niente punizioni...Ho saputo che non vai d'accordo col comiuge, so che litigate, mi hanno detto che urli, si è parlato di violenza. Una fonte attendibile mi dice che ferisci sempre chi ami...chi non dovresti mai ferire. E vogliamo parlare dei bambini? Sono sempre i bambini a soffrire, come ben sai. Poveri piccoli. Che possono mai capire? Che possono capire delle tue angherie, della tua disperazione, della tua codardia, delle intolleranze che ti sei coltivato dentro. Così proprio non va, vero? E non serve dare la colpa del calo del lavoro a una cattiva amministrazione...anche se in effetti, l'amministrazione è pessima. Infatti, non usiamo eufemismi, l'amministrazione è terribile. Abbiamo avuto una sfilza di malversatori, imbroglioni, bugiardi e maniaci che hanno preso una serie di decisioni catastrofiche. E' un fatto assodato. Ma chi li ha eletti? Sei stato tu! Tu che hai nominato queste persone! Tu che hai dato loro il potere di prendere decisioni per te! Per quanto ammetto che si possa fare un errore una volta, fare gli stessi errori letali un secolo dopo l'altro mi sembra pure e semplice premeditazione. Hai incoraggiato questi incompetenti criminali che hanno ridotto a un inferno la tua vita lavorativa. Hai accettato i loro ordini insensati senza sollevare dubbi. Hai permesso loro di riempire il tuo spazio lavorativo di macchine pericolose. Potevi fermarli. Dovevi soltanto dire "no". Non hai spina dorsale. Non hai orgoglio. Non sei più un elemento prezioso per l'azienda..."

Alan Moore, V per Vendetta, RCS Libri S.p.a., Milano, 2006, pp. 118- 123.

mercoledì 27 maggio 2009

2005 dopo Cristo




Italia. Italia. No, a dirla tutta , a essere sinceri come si è sinceri solo di fronte alla morte, non era stata una dittatura. D'altra aprte, a chi si doveva dare la colpa di non riuscire a pensare, a trent'anni, di non avere diritto né a un lavoro né a una famiglia né a una pensione? Non certo a una persona sola. E' un intero sistema, pensava Ilaria. Ma la cosa interessante era il silenzio dei suoi genitori, che non avevano telefonato. Aveva diciasette anni quando era caduto il primo governo Berlusconi. La sua adolescenza era un capolavoro italiano: aveva odiato un politico più di quanto non avesse odiato il proprio padre e la propria padre. Ci dev'essere stato un errore, si disse...Cresciuta senza uccidere i suoi genitori, affrontava il nulla: cosa c'è domani? Quali sono le possibilità? Un altro governo di centrosinistra. Nossignore, cielo, ti prego. Una dittatura di centrodestra, Perchè no?, ma Dateci Le Armi.

La scuola di Carolina era una bacheca di cemento armato che accoglieva e sistemava i vecchi del futuro, e quelli che sarebbero morti giovani. Ma in quel futuro l'Italia diventava povera, meridionalizzata, una nazione che non riusciva più a tenersi in equilibrio tra Alpi e mare, turismo e industria tessile, precisione e creatività. La professoressa di storia li avvisava che il futuro era incerto. Diceva: "Stduiate!" Diceva: "Soffrirete!" Diceva: "State pronti a emigrare!"

Babette Factory, 2005 dopo Cristo, Giulio Einaudi editore, Torino, 2005, p.264 e pp. 395-396.

lunedì 4 maggio 2009




L'inferno non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce a facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione a apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino, Le città invisibili, Giulio Einaudi editore, Torino, 1972, pag. 170.

giovedì 16 aprile 2009

Cyberclima




"Scrutò pensosa i ventimila metri di fronte temporalesco sull'orizzonte di fronte a lei, e si chiese se sarebbe mai giunto un tempo in cui avere denaro sarebbe stato considerato un grande piacere senza problemi. Forse una volta, prima che il clima impazzisse, quando il mondo era calmo e ordinato. Prima che l'"economia dell'informazione" scoppiasse e crollasse addosso ai suoi appassionati e zelanti creatori, alla stessa maniera del comunismo. Quando esistevano divise nazionali stabili e praticabili. E borse che non fluttuavano follemente. E banche che appartenevano agli stati e obbedivano a leggi, invece di piratesche banche globali che non avevano sede da nessuna parte e si facevano le leggi da sole, un mix di recinti per polli e codici informatici tenuto insieme con lo sputo."

Sterling Bruce, Atmosfera letale (Heavy Weather), Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2009, pag. 143.