giovedì 14 maggio 2009

Plasticman




Questo post non ha la pretesa di parlarvi di qualche dj minimal della scena musicale di Berlino, ma della presenza ossessiva della plastica nella nostra società. Dato che non ho mai avuto un buon rapporto con la matematica, non ho potuto darmi ad una carriera scientifica, quindi riporterò quello che dice sulla plastica un giornalista statunitense, che si è informato a sufficienza sull'argomento:

In un certo senso la plastica esiste da milioni di anni. E' un polimero: una semplice configurazione molecolare di atomi di carbonio e idrogeno che si uniscono più volte formando delle catene. I ragni tessono delle fibre di polimeri chiamate seta fino da prima dell'era carbonifera...e anche noi ne produciamo, sotto forma di collageno, di cui fra l'altro sono fatte le nostre unghie.
Un altro polimero naturale plasmabile che si avvicina molto alla nostra idea di plastica è la secrezione prodotta da una cocciniglia asiatica, la gommalacca. Fu la ricerca di un sostituto artificiale della gommalacca che portò un giorno il chimico Leo Baekeland a miscelare nel suo garage a Yonkers, New York, un catramoso acido fenico - il fenolo - con la formaldeide. Fino a quel momento la gommalacca era l'unico rivestimento disponibile per i cavi e le connessioni elettriche. Il materiale plasmabile che ne risultò prese il nome di bachelite. Baekeland divenne molto ricco, e il mondo divenne un posto molto diverso.
I chimici furono presto impegnati a scindere le lunghe catene molecolari di idrocarburi del petrolio greggio in molecole più piccole, e a miscelare queste molecole frazionate per vedere quali variazioni sulla prima plastica artificiale di Baekeland riuscivano a realizzare. L'aggiunta di cloruro produsse un polimero duro e robusto diverso da qualunque cosa esistente in natura, oggi noto come Pvc

(prodotto tra l'altro nel petrolchimico di Marghera e responsabile di decine di morti tra gli operai addetti alla sua produzione, nonché di uno spaventoso inquinamento della laguna veneta. Nota mia)...Dopo il 1945 una profusione di prodotti che il mondo non aveva mai conosciuto fu messa a disposizione del grande pubblico: plexiglas, tessuti di acrilico, bottiglie di polietilene, recipienti polipropilene e giocattoli di poliuretano espanso, o "gommapiuma".
Nel giro di dieci anni le controinddicazioni di questa merevigliosa sostanza si resero evidenti. La rivista "Life" coniò il termine "società usa e getta"...

Il suo nome ufficiale è Vortice subtropicale del Nordpacifico, ma Moore scoprì presto che gli oceanografi lo chiamano in un altro modo: la Grande chiazza di immondizia del Pacifico. Quello dove si era trovato il capitano Moore era il gigantesco pozzo di drenaggio in cui finisce quasi tutto ciò che arriva in acqua da metà delle nazioni che si affacciano sul Pacifico, avvicinandosi con una lenta spirale a un inferno di escrezione industriale. Per una settimana, Moore e il suo equipaggio navigarono attraverso una sorta di continente fatto di rifiuti galleggianti. Era un po' come una nave artica che si fa strada attraverso gli iceberg, se non che intorno a loro ballonzolava una flotta di tazzine, tappi di bottiglia, grivigli di lenza monofilamentosa e rete di pesca, pezzi di imballaggio in polistirolo, anelli di confezioni da sei delle lattine, palloncini sgonfi, eterei brandelli di pellicola per alimenti e una quantità incalcolabile di flosci sacchetti di plastica...
Cosa singificava questo per l'oceano, per l'ecosistema, per il futuro? Tutta quella plastica era apparsa in poco più di cinquant'anni. I costituenti e gli additivi chimicci - ad esempio i coloranti come il rame - si sarebbero concentrati man mano che risalivano la catena alimentare, alterando l'evoluzione? O la plastica sarebbe durata abbastanza da fossilizzarsi? Forse fra milioni di anni i geologi avrebbero trovato membra di Brabie incastonate in conglomerati nei depositi sul fondo del mare?...
L'uso degli estremamente tossici policlorobifenili - i Pcb - per realizzare plastiche più malleabili era bandito dal 1970; tra le varie controindicazioni, si era scoperto che i Pcb producevano casi di ermafroditismo tra i pesci e gli orsi polari. Come una sorta di pasticche a effetto ritardato, i rifiuti galleggianti di plastica antecedente al 1970 rilasceranno Pcb nell'oceano per secoli e secoli.


Non voglio tediarvi e imparanoiarvi più del dovuto, vi invito a leggere invece il libro da cui ho tratto queste informazioni:
Weisman Alan, Il mondo senza di noi, Giulio Einaudi editore, Torino, 2008.

La plastica è un male, ma non è un castigo divino, è qualcosa che noi abbiamo prodotto per i nostri consumi esagerati. La trasformazione non tramautica del nostro stile di vita, il riciclaggio, l'attenzione per i piccoli gesti di ogni giorno, oltre a renderci più consapevoli del nostro corpo, del senso del tempo e della terra, ci permetterebbe di evitare il peggio, come in un romanzo di James Ballard, Terra bruciata, del 1964, dove una sottile strato di polimeri copre gli oceani non permettendo l'evaporazione delle acque e quindi condannando il mondo alla siccità.
Il libero arbitrio e la bellezza del pianeta è un dono prezioso che non va sprecato per colpa di imprenditori senza scrupoli, per la nostra pigrizia o per il desiderio di un immenso cumulo di stronzate galleggianti negli oceani come vortici di un'atmosfera delirante.

Sulle vicende di Porto Marghera:
- http://www.repubblica.it/online/cronaca/chimico/storia/storia.html
- http://www.portomarghera.org/
- http://www.liberespressioni.com/2009/04/17/porto-marghera-la-legge-non-e-uguale-per-tutti/
- http://www.geocities.com/alberto_napoli/portomarghera.htm

Nessun commento:

Posta un commento