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venerdì 18 marzo 2011

Cultura

I pensieri arrivano, riflessioni sulla cultura che mi permea, in cui sono cresciuto.
Italia terra di famiglia, Stato assente e nello stesso tempo tiranno, capifamiglie e maschilismo.
Non usciamo di casa perché legati come a catene alle nostre famiglie, per questioni di soldi, per un viserale sentimento di attaccamento, alle volte morboso.
Cresciamo nell'invidia, nella vergogna e nella dipendenza da un modello triste, fatto di accettazione, di compromessi, culla di nevrosi contemporanee e allo stesso tempo arcaiche, contadine.
Italia, si venera la Madonna, mentre il web scarica immagini del Giappone, ricercatori di fisica nucleare partono speranzosi per gli Stati Uniti, mentre i vicini si stupiscono perché io, maschio, stendo i vestiti.
Tiranni beffardi con il sorriso mangiano lasagne scherzando in dialetto, mentre battono la moglie o affondano la società...


lunedì 9 novembre 2009

Un bicchiere di rum




Ritorno sulla delicata questione del lavoro, dopo aver letto un articolo di Repubblica sulla partita iva. La nuova frontiera dello sfruttamento italiano è l'obbligo di aprire una partita iva, così l'azienda risparmia e il capo può sempre andare a cena fuori e spendere 150 euro, senza dover rinunciare al rum invecchiato 12 anni.
Il rum è un diritto di tutti! La dichiarazione d'indipendenza americana e quella dei diritti dell'uomo della Rivoluzione francese, in qualche sotto capitolo, rivendicano con forza il diritto del maschio adulto di concedersi un bicchiere di buon rum invecchiato dopo cena. Che società sarebbe la nostra senza questo diritto? Secoli di filosofia, scoperte geografiche e scientifiche ci hanno permesso di emanciparci dal semplice bisogno di riempirci la pancia, il piacere si è slegato dalla necessità. Purtroppo anche il cervello (e il cuore) si sono scissi dal corpo di molte persone e ora vagano in stato confusionale nelle periferie delle nostre città.
Io non mi preoccuperi troppo di certe tendenze della società italiana, e perché dovre preoccuparmi? In fondo io ho un contratto a progetto, mica devo aprire la partita iva per fare il receptionist in una casa di riposo!
Tutto va bene, tutto va bene, tutto va bene...almeno finché qualche politico da una finestra di qualche ministero di Roma, osservando la folla in tumulto, si stupirà perché al popolo privo di pane non gli si diano i croissant, o perché no, il rum invecchiato 12 anni, così se ubriacano e nun ne parlamo più!

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/lavoro-precario/lavoro-precario/lavoro-precario.html


lunedì 12 ottobre 2009




«si è scoperto in modo clamoroso che la didattica di quasi tutte le facoltà umanistiche e di molte facoltà scientifiche è inadeguata», e che dall'Università «escono dei giovani incapaci di esercitare una professione»


(G.Bocca, Caratteri, vizi e virtù del movimento studentesco italiano, in «Il Giorno», 30 marzo 1968)

martedì 11 agosto 2009

Il Tar: "Il prof di religione non può
determinare i crediti scolastici"

Così intitola La Repubblica oggi. In seguito ai ricorsi di alcuni studenti supportati da associazioni laiche e non-cattoliche il tribunale amministrativo del Lazio si è espresso contro un decreto varato nientemeno che da un esponente di quella che ci ostiniamo a chiamare Sinistra (rispetto a che?), l'ex ministro dell'Istruzione Giusepper Fioroni, attualmente responsabile del dipartimento Educazione del PD. Infatti, negli esami di stato del 2007 e 2008 il docente di religione cattolica aveva voce in capitolo sugli scrutini. Cosa c'è da dire di più? Un esponente dell'opposizione (rispetto a che?) che opera una discrimanazione all'interno di un settore fondamentale della società quale l'educazione è rivelatore di una politica da paese centroamericano degli anni '60, dove gli schieramenti si preoccupano solo di assecondare i desideri dei vari potentati facendo finta, davanti alle telecamere, di essere in forte disaccordo. Finanziamento alle scuole cattoliche, legge Biagi sul lavoro, missioni di "pace", repressione delle quotidianità a livello locale (chiusura anticipata dei bar, divieti di stazionamento davanti ai locali, ordinanze che proibiscono il consumo di cibi e bevande, come a Bologna), sostegno alle produzioni energetiche inquinanti e obsolete, sono le miserie perpetrate ai danni di un paese sempre più scalcagnato, a milioni di lavoratori e immigrati sotto pagati, da destra a sinistra, indiscriminatamente.
Urgentissimamente cercasi gente disposta ad avviare un processo per la creazione di una vera opposizione, quotidiana, locale e nazionale

http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/scuola_e_universita/servizi/tar-religione/tar-religione/tar-religione.html.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fioroni.




giovedì 6 agosto 2009

Precarité





Invito i miei pochi lettori a scrivere le loro storie. Forza generazione 500 euro!

Da poco meno di un anno vivo a Bologna, la grossa, la grassa, la rossa. Dopo nemmeno undici mesi che sto qui posso tranquillamente dire che di rosso ci sono soltanto alcuni autobus, di grasso la cucina che abbonda di carne suina e strutto, di grosso, il fastidio generalizzato dei miei coetanei, neolaureati, sottoccupati, iperdemoralizzati.
Sono originario di Pordenone, cittadina del Friuli Venezia-Giulia, lo preciso perché spesso mi trovo a paragonare le cose di là con quelle di qua.
Ho sempre sentito dire l'Emilia-Romagna era una regione modello nella gestione delle politiche sociali. Eppure, quando varco con il treno il ponte sul Po che collega la provincia di Rovigo a quella di Ferrara ho la strana sensazione di entrare in un'altra Italia, un paese che chilometro dopo chilometro si fa sempre più pressapochista, disorganizzato e scellerato. Ma è una sensazione e sono abbastanza attento da non cadere in semplici quanto idiote divisioni, che piacciono tanto a molta parte della popolazione italiana. Il Nord non è molto meglio del Sud, certo, c'è più lavoro e l'organizzazione truffaldina della cosa pubblica e privata tende a essere meno violenta. Non ci sono sparatorie in piazza, ma le aziende non si fanno scrupoli a falsare i dati sulle emissioni inquinanti, non esiste l'emergenza rifiuti, ma le sostanze nocive vengono smaltite irregolarmente in Campania.
Quello che però è giusto dire è che in Friuli, molto probabilmente perché è una regione poco abitata e a statuto autonomo, la formazione con i soldi del Fondo sociale europeo non manca. Continuamente ricevo newsletter dove si promuovono corsi di base o work experience. A Bologna, capoluogo della ben amministrata Emilia-Romagna, tutto questo è un miraggio.
Eppure, non mi sarebbe dispiaciuto seguire un corso di inglese o di web design, nel tempo che disgraziatamente mi rimaneva libero quando ero disoccupato o anche oggi, quando invece sono occupato ma con un ridicolo part-time.
Ebbene sì, dopo mesi di copia-incolla, di telefonate e invio a tappeto di curricula qualcuno ha deciso di darmi del lavoro. Nel febbraio del 2009 sono stato assunto da una cooperativa con un contratto a progetto, per 6 euro netti (7 i festivi) svolgo un servizio di guardiania in un museo del centro di Bologna. Oltre a dare informazioni ai visitatori e controllare che tutto sia a posto, mi capita spesso di fare da guida in una parte del museo a cui si può accedere solo con visita guidata. Questa mansione non è un'extra al di fuori del contratto di appalto tra la cooperativa e l'ente pubblico che gestisce il museo, anche se parlare in inglese, francese o spagnolo con dei simpatici turisti non mi dispiace affatto, la guida la faccio sempre per 6 euro i feriali, 7 i festivi. E quando dico 6 euro, o 7, sono solo 6 o 7, perché con un contratto a progetto non esistono indennità di ferie, permessi, malattie o tredicesima.
Ma questo non è tutto. La cooperativa per cui lavoro ha altri appalti oltre quello del museo, essenzialmente servizi di reception e controllo in varie strutture, tra cui aziende private. Per guadagnare qualcosa in più rispetto ai 600-700 euro che prendo al museo, per non dover farmi comprare l'olio d'oliva da mamma e papà, ho acconsentito a fare anche delle guardianie notturne in un'azienda farmaceutica e in un altro museo. Quando l'ho detto ai miei amici studenti hanno storto un po' la bocca, come a dire che non l'avrebbero mai fatto – anch'io lo dicevo quando facevo l'università -, ma poi con un sentimento misto di pietà e invidia mi dicevano che almeno avrei guadagnato un sacco. Certo, per ogni ora che va dalle 22 alle 6 prendo la bellezza di un euro in più, esattamente come nei giorni festivi, 7 euro. La cosa rincuorante è che dopo mesi di lavoro non potrò nemmeno percepire il sussidio di disoccupazione, perché con un contratto a progetto non si ha diritto quasi a nulla. Come dice la mia gentilissima vicina che ha un negozietto di prodotti biologici e locali, il contratto a progetto è la legalizzazione del lavoro in nero. Quasi quasi guadagno di più quando aiuto, ovviamente in nero, i gestori del bar dove lavora la mia ragazza, anche lei con un contratto assurdo, che le riconosce solo un terzo delle ore che fa.
Ogni tanto leggo su delle riviste illuminate che la crisi o la rivoluzione ecologica che ci aspetta ci permetterà di avere più tempo libero e che sarà un bene enorme, purtroppo i giornalisti o gli eco-imprenditori che scrivono queste cose non hanno dei contratti a progetto pagati 6 euro l'ora e non si rendono conto che per vivere in una città italiana, con siffatti contratti bisogna lavorare giorno e notte, anche se non si mangia carne – sono vegetariano -, non si dispone di una vettura, o se si comprano lampade a basso consumo. Perché Bologna, come tante altre città del centro Nord è cara, carissima.
Purtroppo ho studiato storia del pensiero economico all'università e un po' del pensiero di Marx (ve lo ricordate?) l'ho imparato. Il saggio barbuto che ha fatto impazzire il mondo diceva che se un capitalista voleva fare soldi, o plusvalore, doveva o sfruttare la manodopera o far alzare i prezzi dei propri prodotti. In Italia stanno sono successe entrambe le cose. Zitti zitti, con il bene placito del governo, dell'opposizione e dei sindacati, hanno creato una situazione dove non potendo palesemente ridurre i salari, hanno preferito togliere le garanzie conquistate in un secolo e mezzo di mobilitazioni del movimento operaio. Così uno può dire di prendere 6 euro l'ora, che rimangono però sempre e solo 6, perché non esiste altro, non ci sono contributi. Vista poi la cronica mancanza di lavoro, l'esercito di riserva, come lo chiamava Marx, ossia il numero dei disoccupati disposti a tutto pur di lavorare aumenta a dismisura. Tralasciamo poi il discorso sull'aumento dei prezzi: qualcuno si è mai preso la briga di controllare quanto costa quella cosa orrenda e molliccia che chiamano pane o l'affitto di un monolocale?
Il pensiero marxiano mi consola e aiuta a spiegarmi perché ogni tanto mi vedo togliere delle ore che vanno a nuovi assunti. Per qualche cavillo a limite tra la legge moderna e la legge del taglione, i miei datori preferiscono far lavorare persone nuove pagate ancora meno di me. L'altro giorno, infatti, dando il cambio ad un mio nuovo collega nell'azienda farmaceutica, ho scoperto che lui viene pagato 6,5 euro l'ora il notturno. 50 centesimi in meno di me. Inoltre, lo sfortunato si fa 14 giorni su 16 con solo due giorni di riposo. E' vero bisogna ridurre gli sprechi, risparmiare, ma non sulla pelle della povera gente, mentre ci sono parlamentari, professori universitari o esponenti del mondo finanziario che prendono stipendi, e rimborsi, da capogiro.
Quasi quasi, se riesco a risparmiare, me ne torno in Brasile, dove sono stato 7 mesi con il servizio civile nazionale, almeno lì le aziende ti pagano i rimborso per il viaggio da casa al lavoro e i buoni pasto. Tanto, se continua così, anche qui tra dieci anni noi lavoratori ci troveremo all'alba in qualche lurida piazzetta, ad aspettare un caporale che ci sceglierà come il bestiame e ci porterà nella vicina piantagione di banane. Il cambio climatico farà miracoli.

lunedì 6 luglio 2009

Me dicen el clandestino por no llevar papel

Diffondiamo questo simbolo, non lasciamo che questo governo fascista criminalizzi le persone che ogni giorno puliscono le nostre strade, fabbricano i nostri elettrodomestici, coltivano le nostre verdure, eh che si, ci vendono il fumo o il loro sesso. Oggi tocca a loro, domani a noi. Non esistono cittadini o immigrati, solo esseri umani.

venerdì 19 giugno 2009




"La domanda non è come siamo arrivati a Berlusconi, ma dov'è finito Gramsci. Ve lo ricordate? L'Italia era la strada da seguire, la sinistra ragionevole. Ma anche quella era una finzione. In realtà, fatta eccezione per il lucido intellettuale sardo, la sinistra italiana è stata un mucchio di incompetenti, alcuni dei quali corrotti e incapaci. Che arrivasse Berlusconi era solo una questione di tempo."

Pilar Rahola, I cattivi eredi di Gramsci, in Internazionale, n.798, pag. 23

martedì 12 maggio 2009

Che succede agli italiani?!






...miscuglio diffuso di scetticismo, cinico realismo e perdita di valori di un'Italia che si sta trasformando in un anello debole dell'Unione europea.

Carlos Nadil, La Vanguardia, Spagna


Sono tornato da un giorno a casa dei miei a Pordenone e già mi viene voglia di ripartire. Non solo perché dopo anni che vivo da solo non è facile accettare che mentre faccio colazione mia madre mi chieda cosa voglio mangiare per cena, mentre con una faccia da pesce lesso schiacciato dalle ruote di un rimorchiatore cerco una tazza nell'armadio. Quello che in verità non sopporto più è una cosa che i miei genitori condividono con molte, troppe persone. La potrei chiamare ignoranza, ma non renderebbe bene il concetto, perché per chi non ha potuto cazzeggiare come me fino a tarda età, libero da grosse preoccupazioni materiali, studiare, informarsi, sapere non è stato facile.
I miei genitori sono nati a ridosso della fine della seconda guerra mondiale, quando erano piccoli bevevano l'acqua dei ruscelli dietro casa, mangiavano carne solo la domenica, sotto forma di un pezzettino di manzo o di maiale lessato per tutta la settimana per dare sapore alla minestra, lo zucchero era caro e te lo vendevano a peso, giocavano con spago e legno.
Sono la generazione che ora vota e che si fa votare. Sono la generazione che internet nemmeno lo riescono a pronunciare, che le informazioni le vedono solo in televisione o le sentono per telefono quando un amico chiama per dire che qualcuno si è ammalato (o è morto) di cancro. Chissà poi perchè tutti si ammalano di cancro? Forse perché l'acqua dei ruscelli non la può più bere nessun essere vivente, o perchè la carne viene da manzi che sembrano più dei carcerati in un lager riempiti di ormoni e la mangi anche a colazione tra un po'? Non ho risposte, solo qualche dubbio, forte.
Sono la generazione che non è dovuta emigrare e che il lavoro c'era in abbondanza, sono la generazione che con il diploma di scuola superiore eri già un leader, sono la generazione che non poteva viaggiare, perché si facevano il culo nelle fabbriche o perché gli aerei non costavano come un biglietto di treno.
Sono la generazione che ha vissuto per decenni un'Italia dove gli unici stranieri erano le guardie svizzere in Vaticano e i tedeschi al mare durante le vacanze di agosto.
E' sempre doveroso fornire un contesto prima di parlare di qualcuno. Io lo faccio, mio padre, e milioni come lui, no. Per questo può passare una buona ora in giardino parlando con mia zia di quanto sia stato bravo il nostro attuale governo (leggasi giunta golpista) ad avere cacciato in Libia l'ennesima barca di migranti. Attorno a casa dei miei vivono molti ghanesi, marocchini, packistani, che si fanno un culo cubico nelle fabbriche della zona e che quasi non li noteresti, se non fosse per qualche frase in arabo mentre cammini o per qualche vestito sgargiante la domenica quando c'è qualche celebrazione. Eppure questo non impedisce a mio padre e a mia zia di parlare male degli immigrati.
Mio nonno durante la seconda guerra mondiale era in Germania a lavorare nelle miniere di carbone, si è salvato per un soffio dai campi di concentramento, quando con una mossa che molti stranieri si ricordano, come simbolo della proverbiale inaffidabilità degli italiani, da fascisti si è diventati di colpo alleati di Statunitensi e Inglesi, l'8 settembre del 1943. Molti non ce l'hanno fatta a fuggire in tempo, molti altri hanno continuato anche dopo la guerra ad immigrare in paesi, come la Svizzera o gli Stati Uniti, dove erano considerati feccia. Siamo emigrati per decenni, perché eravamo poveri, perché le idee non si potevano esprimere con molto libertà, perché avevamo delle famiglie da mantenere.
Adesso che lo zucchero non costa nulla (l'obesità, le carie e altri disturbi ce lo stanno a ricordare), adesso che giochiamo con la nintendo wii, che prediamo l'aereo come fosse l'autobus (sbattendocene di quanto possa inquinare) possiamo finalmente dire di essere arrivati ad un alto grado di libertà: dal passato, dalla memoria, dalla logica.


http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/immigrati-7/onu-12mag/onu-12mag.html
http://viaggi.repubblica.it/rubrica/viaggidellamemoria/l-italia-fritta/217084

martedì 21 aprile 2009

Boicottaggio!

Telegramma inviato dal sindaco dell'Aquila Massimo Cialente il primo aprile 2009, cinque giorni prima del terremoto a:
- Presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile)
- Governatore della Regione Gianni Chiodi
- Assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati
- Prefettura dell'Aquila
"In relazione ai gravi e perduranti episodi di eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso, chiedesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell'effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni strutturali in due edifici scolastici ospitanti cinquecento alunni".

Dall'articolo di Ferruccio Sansa da La Stampa:
"Se le scosse avessero colpito al mattino, sarebbero morti in mille..
Un'università costruita con la plastica. Come i Lego. E non una facoltà qualunque, ma proprio ingegneria, il regno dei progettisti. A guardare le tonnellate di detriti accumulati davanti alle aule degli studenti si resta di sasso: al posto del cemento armato si trova plastica espansa. Proprio questo avrebbe provocato il crollo che, se i ragazzi fossero stati presenti, era destinato a causare una strage..."

Chi ha forti responsabilità in tutta questa vicenda deve essere punito. Nella vita tutti impariamo che quando commettiamo degli errori paghiamo delle conseguenze, a livello individuale e collettivo. Purtroppo questa norma basilare dell'esistenza è completamente ignorata in questo paese anzi, il più ladro e furbo di tutti viene premiato e mandato a governare. Non è un caso e Lui lo sa bene, perchè incarna il desiderio, infantile, dell'italiano medio di poter fare quel cazzo che gli pare senza essere mai sgridato. Ma io non sono l'italiano medio, non guardo la finale del Grande Fratello, non odio i Rumeni, non ho gli occhiali da sole anche in inverno quando piove. Perciò propongo di rendere noti i nomi dei responsabili che per cavilli vari non saranno processati e giudicati dai tribunali della nostra Repubblica dei Taralli e di fare come fanno in Argentina con gli esponenti della dittatura militare (quelli che "accompagnavano in aereo" i prigionieri nelle belle giornate di sole per citare il nano malefico) che si prendevano i figli delle detenute dopo averle ammazzate: render loro la vita difficile, non dar loro il caffè quando vanno in un bar, rifiutar loro il taxi, il pane, le riparazioni, insomma far loro capire che non sono persone gradite nella comunità in cui risiedono, che sono degli assassini e che se la giustizia dello Stato li ha coperti per coprire se stesso, ne esiste una ben più importante, quella degli uomini e delle donne oneste.

http://www.beppegrillo.it/

Sulla protesta dei figli rubati della dittautura Argentina: http://www.garageolimpo.it/hijos/fr-hijos.html

giovedì 19 marzo 2009

Che succede a Bologna?



O forse sarebbe meglio chiederci cosa sta succedendo in tutta Italia? Medici costretti a denunciare gli immigrati clandestini, le ronde, i tagli all'istruzione (necessaria per creare dei cittadini dotati di pensiero autonomo), media come casse di risonanza di un becero razzismo, che fa sorridere (e inorridire) nella bocca di un popolo, quello italiano, costretto per secoli all'emigrazione. Eppure c'erano delle isole felici in questo bel paese, che sta sprofondando in un fascismo sottile e per questo ancora più spregevole. Bologna era una di queste. Città universitaria da mille anni almeno, casa di mille partigiani, centro diffusore di stili e idee progressiste, se non rivoluzionarie dagli anni '60. Chiunque abbia degli amici che ci hanno studiato può dirvi che qui tirava un'aria particolare: festaiola certo, ma anche multiculturale, essendo Bologna crocevia di studenti e lavoratori di tutte le regioni d'Italia e di molti paesi del mondo. Passeggiando sotto gli infiniti portici del centro capita di sentire parlare i mille dialetti italiani (che sono vere e proprie lingue, un patrimonio culturale quasi unico in Europa), lo spagnolo degli studenti Erasmus, come quello "latino" dei sudamericani che qui lavorano, il francese creolo degli africani o l'arabo del Maghreb. Una cittadina di circa 375 mila abitanti, a misura d'uomo, dove facendo due passi capita di incontrare un po' di tutto: bar dall'aria vissuta, centinaia di univeristari che parlano, negozietti dove si vende un po' di tutto, mercatini biologici dentro centri sociali occupati, librerie alternative, via del Pratello, storica strada di bar e locali, animata tutte le notti, ecc.
Eppure, l'esigenze di ordine pubblico hanno imposto scelte radicali. Il sindaco Cofferati, stimato leader sindacale della CGIL, si è fatto portavoce di quanti credono che la sicurezza sia solo una questione di "ordine", di silenzio, di pulizia delle strade, così ha prima vietato di uscire dai locali con bevande di ogni tipo (compresa l'acqua) dopo le 22 e poi ha cercato di far chiudere cinque bar del Pratello, dopo che per alcuni mesi polizia, vigili urbani e carabinieri controllavano con cadenza quasi giornaliera ogni locale. Come se non bastasse, venerdì scorso, in una piccola laterale di via del Pratello ha aperto una sede della Lega Nord, un gesto di chiara natura provocatoria nei confronti di una via bolognese caratterizzata non solo da bar e bagordi, ma soprattutto da una socialità viva, solidale e curiosa dellla diversità.
L'apertura di una sede di un partito razzista non è forse una notizia di gran rilevanza, ma è uno dei tanti episodi di questi tempi italiani, dove le forze reazionarie stanno alzando la testa, spavalde e arroganti, anche laddove non erano mai state le benvenute.
Da una parte un sindaco di "sinistra", dall'altra la Lega Nord, Bologna cambia volto. Lodevole che tutte e due le forze si schierino contro i mali del paese: schiamazzi, ubriachi, piccoli furti. Centrali nucleari in cantiere, la discoccupazione e la cattiva occupazione (contratti interinali e piaga dello stagismo) in aumento, il territorio devastato dall'inquinamento delle fabbriche e degli sprechi energetici, lo stato italiano ostaggio della Chiesa, i grandi furti dei dirigenti statali e di quelli privati ai danni del cittadino e dei dipendenti, ecc, ecc., ecc., sono ben poca cosa in confronto.

mercoledì 11 marzo 2009

Per una nuova urbanizzazione, vota "L'asfalto che ride"!




Visto che l'italiano medio ha un rispetto degli altri e dell'ambiente consociuto e apprezzato in utto il mondo, che fa invidia anche ai norvegesi, Berlusconi, consapevole di questo grande pregio italico, ha deciso che l'architettura si possa liberalizzare, che in buona coscienza si possa costruire come e cosa si vuole. E' una buona proposta di legge, che finalmente elimina molte restrizioni burocratiche alla libertà creativa degli archietti e delle imprese costruttrici. Tra vestigia del passato e paradisi ambientali i poveri architetti ed ingegneri si son sempre dovuti arrangiare. I vincoli edilizi sono sempre stati tanti e tali che è sempre mancato lo spazio per costruire delle opere degne di un paese moderno. Bisognava adattarsi, ridursi a edificare in parte a rovine greche o su promontori isolati, una crudeltà per il genio artistico e imprenditoriale di molte persone. Per fortuna, la maggioranza degli italiani ha un grande senso dell'arte e dello sviluppo creativo di sé e dei propri smili e giustamente ha votato un politico che questi valori considera sacri. Grazie italiani!

Firmate l'appello di Repubblica contro la nuova ondata di cemento (quella vecchia è ancora arenata davanti ai nostri occhi dal boom economico degli anni'60) che rischia di distruggere quello che si era salvato negli anni scorsi.

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/economia/crisi-20/appello-firme/appello-firme.html

domenica 1 marzo 2009

I tempi che corrono (verso il ventennio)




Girando per internet mi sono imbattuto in questo trafiletto che riporta lettera per lettera, perchè credo riassuma bene quello che stiamo pensando noi persone che ancora pensiamo. La grande maggioranza pare invece in balia degli istinti più bruti. Il Nuovo Medioevo è alle porte:

Se uno dovesse riassumere in poche righe gli ultimi quindici anni di storia politica italiana potrebbe dire questo: il più caro amico di uno dei leader che simboleggiò la corruzione della classe politica del paese diventò l'uomo più ricco, l'imprenditore più famoso, il premier più amato, il leader del partito più votato; il segretario dell'ex partito neofascista diventò presidente della camera, terza carica dello stato; uno dei dirigenti dello stesso partito fu eletto sindaco della capitale; l'opposizione fu sciolta in modo democratico e le venne affidato il compito di autodistruggersi; gli ultimi dirigenti di quello che fu il più grande partito comunista dell'Europa occidentale lasciarono spontaneamente la guida a un uomo della Democrazia cristiana, il loro avversario storico; il resto della sinistra si divise così tante volte che alla fine raggiunse proporzioni omeopatiche; a raccoglierne l'eredità fu soprattutto un magistrato; intanto in tutto il paese si diffuse il fenomeno delle ronde. Ma è quello che venne dopo che fa paura.


Giovanni De Mauro, l'"Internazionale"

http://www.internazionale.it/sommario/

martedì 17 febbraio 2009

Di ritorno da Lampedusa


Riporto notizie provenienti dalla Rete Antirazzista catanese. Uno dei tanti esempi di chi non sta in silenzio di fronte alla decadenza:




"Ieri sera fino a tardi si poteva sentire la presenza invasiva dei "tutori dell'ordine" alla ricerca di migranti fuggitivi, numerose ambulanze sono intervenute al CIE (centro di identificazione ed espulsione)di Imbriacola. Nei capannelli dei lampedusani non si parla d'altro che dell'aggressione subita dal pescatore Giuseppe Raffi venerdì scorso; alcuni poliziotti un pò nervosi lo hanno manganellato alle spalle, accortisi poi che era un tranquillo cittadino intento a telefonare, si sono scusati con l'inquietante motivazione che lo avevano scambiato per un clandestino evaso. Nella popolazione si fa largo, finalmente, la consapevolezza della violenta e costante violazione dei diritti umani dei migranti. Parlando con i pescatori siamo venuti a conoscenza della recente e preoccupante difficoltà delle motovedette della Guardia costiera a raggiungere le acque internazionali; pertanto i soccorsi di riducono, ma non la tragedia dei naufragi, che potrebbero aumentare senza alcun monitoraggio.
Oramai l'ostilità verso la presenza e le ragioni degli antirazzisti si è sfaldata; stanno fiorendo numerose proposte d'iniziative culturali, musicali, sportive interetniche nei prossimi mesi; si sta costruendo un circolo locale dell'Arci ed in attesa della venuta a marzo di Barrot, presidente della commissione europea dei diritti umani, abbiamo contribuito a far conoscere la significativa esperienza d'accoglienza dei richiedenti asilo da parte di Città Futura (http://www.cittafuturariace.it/it/) e del Comune di Riace e ci adopereremo affinchè venga assunta anche a Lampedusa la prospettiva di "Valorizzare la Solidarietà come risorsa per lo sviluppo locale".
La lotta dei lampedusani contro la costruzione del CIE è la lotta di ogni antirazzista contro il pacchetto sicurezza, per la chiusura di tutte le galere etniche.
Il popolo siciliano ce l'ha insegnato: Emigrare non è reato!"

mercoledì 4 febbraio 2009

Police, mon amour


Riporto la mail di una cara amica di Aci Trezza (provincia di Catania):




E' una merda di paese, io ho paura, l'indiano bruciato, il senegalese ammazzato, Berlusconi che dice che le italiane sono belle, è inevitabile che vengano stuprate (quindi se una viene stuprata dev'essere contenta perché è figa?)
Ma io ho davvero paura a questo punto. I pazzi c'erano anche prima ok, ma adesso si sentono protetti giustificati da questo governo e addirittura incoraggiati da questi beceri idioti leghisti e fascisti, devo stare attenta ad ogni passo, e ringraziare pure il cielo che non appartengo in fondo alle categorie più colpite, in fondo sono solo terrona e anarchica, cose che non si vedono da fuori (o si?)
Catania l'ho trovata piena di sbirri, carabinieri, poliziotti, finanza, esercito e polizia in borghese in ogni dove (non scherzo), a passeggiare per le strade della mia città, a proteggerci, menomale che c'è il pacchetto sicurezza, ora si che mi sento sicura
Quando ho preso il treno da Venezia a Catania dieci giorni fa, arrivati allo stretto per imbarcarci, sono saliti sul treno circa una decina di sbirri col cane, un vecchietto era in corridoio che voleva passare ma loro erano tra i piedi e gli fanno incazzati duri "lei dove sta andando?", e il vecchio gli fa con voce tremolante "veramente iu mi vuleva pigghiare u cafè".
Ho riso forte, poi sono andati avanti e (ovvio) si sono fermati solo da un tipo sudafricano, il quale non parlava che l'inglese, gli fanno "documenti" e questo non capisce, lo prendono a parolacce, insistono, capisce li cerca, mi affaccio e guardo con disprezzo, il generalone della situazione lo insulta gli fa "avanti ca ti rugnu du tumbulati, moviti, che se vengo io nel tuo paese me ne sto con 2 piedi in una scarpa".
Sulla soglia della mia cabina in piedi faccio "che stronzo, ma che cazzo di modo è di lavorare questo?", ti giuro, sono venuti TUTTI nella mia cabina ad intimarmi di farmi i cazzi miei, io ribadivo, il generale si è avvicinato e mi fa "ma quale razzismo! gli ho solo detto che nel suo paese sto con 2 piedi in una scarpa!" e io gli faccio "ma che cazzo sta dicendo? non sapete neanche di cosa parlate! e quale paese sarebbe poi sentiamo?".
Insomma una polemica infinita in cui sono stata INTIMATA di non immischiarmi
sti maledetti sbirri di merda, sono degli ignoranti, bastardi, Pasolini ha detto una puttanata colossale a dire che sono degli sfigati come noi che sono proletari, il cazzo! Io sono stufa di pagare al mio paese i soldi per mantenere un esercito! e avere poliziotti ovunque che non servono a nulla, che mi intimano di averne paura e che mi tengono in un costante stato di terrore!
Gli sbirri sono sempre stati bastardi, non è una novità, ma ora ho l'impressione che si sentano più potenti, più legittimati a fare quel cazzo che vogliono, perché qui non c'erano né manifestazioni né dissidenze, voglio dire, se ti devi spaventare anche a prenderti un fottutissimo caffé come il vecchietto! Ma vaffanculo, che vergogna!

lunedì 19 gennaio 2009

Trenitaglia





Mi capita spesso di viaggiare in treno, perchè nonostante tutte le porcherie che succedono sui treni italiani (ritardi, lordura dei convogli e ancora ritardi), lo considero un mezzo sicuro, poco inquinante e ancora economico. Ma da qualche tempo sto assistendo ad una gloriosa rivoluzione in Trenitalia: l'alta velocità o TAV (Treni ad Alta Velocità), un fenomeno che i nostri vicini europei conoscono da anni.
Certo la velocità fa comodo, raggiungere Roma da Milano in tre ore e mezzo, è una gran cosa, ma come sappiamo bene, ogni cosa ha il suo prezzo (67,5 euro tra le altre cose). In Francia, dove esiste il TGV (Train Grand Vitesse) le distanze tra il paese sono sicuramente diminuite, così come i portafogli dei viaggiatori francesi, che sono costretti a ricorrere all'alta velocità perchè molte volte non ci sono alternative. La mia ragazza francese mi ripete spesso che questo avverrà anche in Italia e io non riesco a non crederle, visto che i nostri amati dirigenti (chiamarli politici mi sembra troppo) sanno prendere solo le cose peggiori dei paesi più civili, lasciando invece quelle degne da imitare.
Ebbene, ultimamente aprendo il sito di Trenitalia mi accorgo che i treni regionali da Bologna per Pordenone (città del Friuli Venezia Giulia, per chi non lo sapesse) stanno diventando sempre più eurostar (27 euro invece che 12,45). Questa promozione che non significa sempre un aumento della velocità del treno mi fa pensare alle parole della mia ragazza: non sarà mica che tolgono i treni regionali per sostituirli con quelli più cari, per pagarsi le spese della TAV? Le mie sono solo congetture, pensieri di una mente che tende a vedere sempre degli inganni di fronte ai potentati italiani (chissà mai perchè?) e perciò invito i lettori a non darci troppo peso, perchè in fondo un blog è un diario dove uno ci scrive anche i sui scleri (ma saranno solo supposizioni dettate dal tempo umido e schifoso?).
Invito comunque i lettori (sempre che ne esistano) a guardare bene il sito di Trenitalia: i furbetti mettono quasi solo gli eurostar, ma se cliccate il tasto in basso con scritto "tutte le soluzioni", vedrete che come per magia spunteranno di nuovo i treni regionali.