
Il mio vicino di casa è un chimico e mi ha aiutato a venire a capo di un dubbio che ho da alcuni anni, da quando cioè una sostanza di uso comune ma tutto sommato ai margini dei nostri discorsi è di colpo diventata una star: il petrolio. Con la seconda guerra in Iraq del 2003 il clamore sul cosiddetto "oro nero" si è fatto intenso e come al solito non è servito a fare chiarezza più di tanto.
Io mi ricordo bene la domenica del 23 marzo 2003, la guerra era scoppiata da pochissimi giorni e l'indignazione della gente era avvertibile, tanto che a Roma c'era stata la più grande manifestazione della storia, con circa 3 milioni di partecipanti. Dopo quella storica data ho cominciato a pensare che scendere in piazza contro qualcosa non serve a molto. Se 3 milioni di persone non hanno smosso di un millimetro l'allora presidente del consiglio (che è di nuovo presidente), Silvio Berlusconi, vuol dire che certi strumenti politici non hanno molto valore. E se tutte quelle persone avessero fatto qualche scelta in contro tendenza, se ad esempio non avessero più preso la macchina per andare a prendere le sigarette o la spesa a 200-300 metri da casa, non avrebbero fatto qualcosa di realmente diverso, silenzioso forse, ma più duraturo di uno sfogo collettivo simpatico e gioioso certo, ma pur sempre effimero?
Come al solito, come cioè prescrivono questi tempi post moderni in cui tutto passa come le stagioni su un documentario in cui hanno accelerato i fotogrammi in modo osceno, dopo quella data anche sul petrolio è scesa una cappa d'ignoranza. Perchè in quei giorni non si sono diffuse informazioni su cos'è il petrolio e su come possiamo evitarlo, tanto era evidente che la guerra in Iraq era scoppiata anche per quello (i motivi di questa-quella guerra non si esauriscono al controllo dei pozzi petroliferi, ma anche alla guerra in quanto tale: più anni durerà, più armi verranno usate da tutti, più soldi quindi per i fabbricanti)? Non basta dire che il petrolio fa andare le automobili, il petrolio come mi ha detto il vicino chimico è tutto intorno a noi: vernici, medicinali, pesticidi, vitamine, nylon e tutta la plastica e gomma che ci sommerge. Se veramente non vogliamo più guerre per il petrolio dobbiamo renderci conto di quanto petrolio consuma il nostro vivere quotidiano e cominiciare a cambiarlo. Mangiare cibi di stagione e locali che oltre a far risparmiare carburante non hanno bisogno di tutti i concimi-pesticidi delle melanzane in gennaio, utilizzare più vestiti di cotone o altre fibre naturali (che fanno traspirare anche di più), consumare meno medicinali chimici (e fare un po' pi prevenzione), non comprare una marea di cazzate di plastica, ma dare valore alla spesa che facciamo, per esempio. Manifestare non serve a molto, se dopo torniamo a casa e, in marzo, andiamo da soli in macchina a comprare mezzo chilo di pomodori e ci buttiamo giù qualche pastiglia di vitamina C, perchè ovviamente quei pomodori (ma non sentite che non sanno da niente?) non ne hanno neanche un po'.
bell'articolo.mi piace questo blog.
RispondiElimina