giovedì 19 marzo 2009

Che succede a Bologna?



O forse sarebbe meglio chiederci cosa sta succedendo in tutta Italia? Medici costretti a denunciare gli immigrati clandestini, le ronde, i tagli all'istruzione (necessaria per creare dei cittadini dotati di pensiero autonomo), media come casse di risonanza di un becero razzismo, che fa sorridere (e inorridire) nella bocca di un popolo, quello italiano, costretto per secoli all'emigrazione. Eppure c'erano delle isole felici in questo bel paese, che sta sprofondando in un fascismo sottile e per questo ancora più spregevole. Bologna era una di queste. Città universitaria da mille anni almeno, casa di mille partigiani, centro diffusore di stili e idee progressiste, se non rivoluzionarie dagli anni '60. Chiunque abbia degli amici che ci hanno studiato può dirvi che qui tirava un'aria particolare: festaiola certo, ma anche multiculturale, essendo Bologna crocevia di studenti e lavoratori di tutte le regioni d'Italia e di molti paesi del mondo. Passeggiando sotto gli infiniti portici del centro capita di sentire parlare i mille dialetti italiani (che sono vere e proprie lingue, un patrimonio culturale quasi unico in Europa), lo spagnolo degli studenti Erasmus, come quello "latino" dei sudamericani che qui lavorano, il francese creolo degli africani o l'arabo del Maghreb. Una cittadina di circa 375 mila abitanti, a misura d'uomo, dove facendo due passi capita di incontrare un po' di tutto: bar dall'aria vissuta, centinaia di univeristari che parlano, negozietti dove si vende un po' di tutto, mercatini biologici dentro centri sociali occupati, librerie alternative, via del Pratello, storica strada di bar e locali, animata tutte le notti, ecc.
Eppure, l'esigenze di ordine pubblico hanno imposto scelte radicali. Il sindaco Cofferati, stimato leader sindacale della CGIL, si è fatto portavoce di quanti credono che la sicurezza sia solo una questione di "ordine", di silenzio, di pulizia delle strade, così ha prima vietato di uscire dai locali con bevande di ogni tipo (compresa l'acqua) dopo le 22 e poi ha cercato di far chiudere cinque bar del Pratello, dopo che per alcuni mesi polizia, vigili urbani e carabinieri controllavano con cadenza quasi giornaliera ogni locale. Come se non bastasse, venerdì scorso, in una piccola laterale di via del Pratello ha aperto una sede della Lega Nord, un gesto di chiara natura provocatoria nei confronti di una via bolognese caratterizzata non solo da bar e bagordi, ma soprattutto da una socialità viva, solidale e curiosa dellla diversità.
L'apertura di una sede di un partito razzista non è forse una notizia di gran rilevanza, ma è uno dei tanti episodi di questi tempi italiani, dove le forze reazionarie stanno alzando la testa, spavalde e arroganti, anche laddove non erano mai state le benvenute.
Da una parte un sindaco di "sinistra", dall'altra la Lega Nord, Bologna cambia volto. Lodevole che tutte e due le forze si schierino contro i mali del paese: schiamazzi, ubriachi, piccoli furti. Centrali nucleari in cantiere, la discoccupazione e la cattiva occupazione (contratti interinali e piaga dello stagismo) in aumento, il territorio devastato dall'inquinamento delle fabbriche e degli sprechi energetici, lo stato italiano ostaggio della Chiesa, i grandi furti dei dirigenti statali e di quelli privati ai danni del cittadino e dei dipendenti, ecc, ecc., ecc., sono ben poca cosa in confronto.

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