martedì 7 luglio 2009

IL NOSTRO BURQA E’ LA 42

Ho da poco avuto modo di leggere un libro illuminante: L’harem e l’occidente di Fatema Mernissi, che mi sembra dica qualcosa di fondamentale, di cui le donne si devono rendere conto, necessariamente.
La Mernissi, sociologa e scrittrice marocchina, individua due forme di repressione e di controllo maschile sulla donna, una all’orientale e un’altra all’occidentale, due modi molto diversi tra loro, il cui fine è sostanzialmente identico.
La donna è schiava dell’harem. Harem inteso come prigione e non come luogo di lussuria orgiastica e di profumi forti, come da manuale hollywoodiano. In arabo haram (il contrario di halal, “lecito, consentito”) significa per l’appunto “proibito, vietato, illecito”, termine dal significato esattamente opposto all’idea occidentale di un luogo paradisiaco in cui la passione sfrenata (maschile) ha sfogo e dove tutto è consentito (all’uomo).
La prigione della donna orientale è lo spazio: reclusa dall’imposizione del velo e dall’apparizione sulla scena pubblica, essa è resa invisibile politicamente e socialmente.
La prigione della donna occidentale invece è il tempo, dice la Mernissi: “Mentre l’uomo musulmano usa lo spazio per stabilire il dominio maschile escludendo le donne dalla pubblica arena, l’uomo occidentale manipola il tempo e la luce. Egli dichiara che la bellezza, per una donna, è dimostrare quattordici anni.”
E se ne osi dimostrare di più sei inaccettabile. Così se non corrispondi ai canoni della donna eterea bambina sei condannata all’invisibilità. E ancora: “L’harem della donna occidentale è la taglia 42”.
E la maniera occidentale di umiliare e sottomettere la donna è peggiore, perché é più sottile e impalpabile. È un pò come le due diverse forme di autoritarismi, quello democratico e quello dittatoriale, in cui l’oppressione differisce solo nelle modalità. Laggiù nel remoto indefinito oriente sono dei barbaracci che usano metodi incivili e anti-democratici di controllo sulla popolazione, cosacce brutte a noi ignote (!). In questa parte di mondo invece ci accontentiamo di un’apparente democrazia, ipocrita: puoi dire e fare tutto, tanto tutto resta com’è. A noi non piace la libertà, ma l’illusione della libertà. E a mio parere, se vogliamo comparare i due autoritarismi, il nostro è peggiore perché è difficile da inquadrare per la maggior parte delle persone, quindi difficile da combattere.
Inoltre, l’uomo orientale reprime la donna perché la teme, la ritiene sovversiva dell’ordine sociale, incontrollabile e pericolosa insomma, il che significa comunque considerarla e darle involontariamente un’importanza; l’uomo occidentale invece, per eliminarne qualunque potenziale ribelle, sminuisce in lei lo stesso fatto di esistere: quella di donna muta, bambina e vulnerabile è l’unica idea non minacciosa di donna, quindi l’unica accettabile, il resto delle donne in Occidente non ha visibilità, quindi non esiste, punto.
Questo tristissimo quadro è già abbastanza noto se vogliamo, anche se non così lucidamente delineato, però ammetto che mi sfuggiva l’aspetto del controllo sociale. Cioé, il volere una donna bella e muta, volerla senza cervello perché altrimenti sovversiva, per il solito vecchio (ma che si ripropone all’infinito) motivo di dominio di classe, mi sfuggiva in parte. L’industria dietetica, cosmetica e di chirurgia estetica funzionali al sistema, con lo scopo di allontanare sempre di più la parità tra i sessi. L’ansia incessante del proprio aspetto fisico, l’ossessione del peso, la dieta costante o saltuaria, sono i mezzi utilizzati dal sistema per alienare ogni nostra facoltà mentale, rendendoci inconsapevolmente degli schizofrenici calmi.
Pensiamo a che effetto può fare il fatto di trovarsi in un perenne stato di ansia, mascherato da scelta salutista, estetica, sociale e quant’altro.
Per non parlare del business del diet food, col binomio di cibi industriali bombe caloriche/diet food, prima ti avvelenano e poi ti propinano i cosidetti cibi light (in tutto questo sostanze nutritive, vitamine, che dovrebbero essere il motivo per cui ci nutriamo, figuriamoci, neanche a parlarne!).
La Mernissi racconta di essere entrata in un grande magazzino statunitense una volta, e di non essere riuscita a trovare una gonna che le andasse bene (ed è non è nemmeno una donna obesa o pagnottona!), e si chiede: che razza di civiltà avanzata è questa se poi non trovi neanche una gonna della tua misura??

1 commento:

  1. Eh, brava Ce', finalmente qualcuno che ci mette del suo in mezzo al guazzabuglio dei miei pensieri di "schizofrenico calmo", calmo poi tanto no, ma abbastanza da non scardinare nessun sistema, al massimo le palle di qualcuno...che bello! Non aggiungo commenti invece sul tuo pezzo per non turbare il nostro ribellismo, altro harem occidentale, una stanza ideale dove ci sfoghiamo contro il mondo e poi usciamo a sorridere di fronte alla precarietà, ai governanti pedofili(Berlusconi, non sto parlando di te, non faccio parte di una certa sinistra io), ai summit di minchioni in zone terremotate (?!), al sole di luglio che ogni tanto il riscaldamento globale, o chiissà l'inquinamento, si porta via...scherzavo! Ci voleva un tocco femminile! Vediti "Noi vogliamo anche le rose" di Alina Marazzi.

    RispondiElimina