Cosa sappiamo della Cina? Immaginiamo immense città di grattacieli, pagode e baracche; bandiere rosse su muri antichissimi; masse ordinate di biciclette che al mattino conducono operai verso 12 ore di lavoro; verdure saltate dentro un wok in un ristorante imprivvisato agli angoli di una strada sporca. Non conosciamo nulla dietro i filtri dei giudizi che la televisione e i luoghi comuni producono instancabili.
Prima delle fabbriche di giocattoli, prima che i cinesi comprassero i bar delle nostre città, c'era una Cina comunista. Migliaia di giovani guardavano verso Oriente cercando quello che qui non c'era, una terra di giustizia e libertà. Anche allora ci sbagliavamo, della Cina conoscevamo ben poco.
In genere, della realtà sappiamo poco o nulla, ancora meno se ci affidiamo alle parole e i racconti di altri. Per fortuna esistono i libri che pur inventando riescono a parlarci di cose che non tocchiamo con le nostre mani.
"Brothers" di Yu Hua - come al solito pescato a caso in biblioteca - racconta della Cina negli anni della Rivoluzione culturale, che tanto infiammarono le giovani menti qui in Occidente. Il piccolo Li Testapelata vagabonda per le strade di Liuzhen, vicino a Shangai, mentre il mondo contadino si agita sotto i colpi di una colossale caccia alle streghe. Come durante il periodo di Stalin, il secondo dopoguerra negli USA e ora qui in Italia (le vicende di Rosarno, in Calabria, ce lo gridano in faccia) le tensioni sociali, la miseria, le frustrazioni, gli squilibri psico-fisici delle persone sono gestiti dall'élite, manipolati e incanalati contro il nemico immaginario, affinché il potere si conservi. A farne le spese sono le persone comuni, delle vite, delle speranze, dei desideri, interrotti dalla violenza che viene giustificata in nome di interesse "superiori". Yu Hua ci parla di questa umanità che si perde nell'interesse meschino, nel desiderio infantile di sopraffare, di essere carnefice, inconsapevole che il giorno dopo può facilmente diventare vittima. Rimane però la risata di Song Fanping che risolleva i suoi figli anche se torturato dai solerti rivoluzionari, rimane la dignità e l'ostinazione di Li Lan, rimangono le fatiche quotidiane delle persone umili, la loro pietà e la generosità, che sono oltre le follie dei governanti e la meschinità dei governati.
La Cina si apre ai nostri occhi, con una prosa accattivante e leggera, a tratti comica, a tratti drammatica. Una Cina di quaranta anni fa', distante dai nostri pregiudizi, profondamente umana.
Yu Hua, Brothers, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2008.
Prima delle fabbriche di giocattoli, prima che i cinesi comprassero i bar delle nostre città, c'era una Cina comunista. Migliaia di giovani guardavano verso Oriente cercando quello che qui non c'era, una terra di giustizia e libertà. Anche allora ci sbagliavamo, della Cina conoscevamo ben poco.
In genere, della realtà sappiamo poco o nulla, ancora meno se ci affidiamo alle parole e i racconti di altri. Per fortuna esistono i libri che pur inventando riescono a parlarci di cose che non tocchiamo con le nostre mani.
"Brothers" di Yu Hua - come al solito pescato a caso in biblioteca - racconta della Cina negli anni della Rivoluzione culturale, che tanto infiammarono le giovani menti qui in Occidente. Il piccolo Li Testapelata vagabonda per le strade di Liuzhen, vicino a Shangai, mentre il mondo contadino si agita sotto i colpi di una colossale caccia alle streghe. Come durante il periodo di Stalin, il secondo dopoguerra negli USA e ora qui in Italia (le vicende di Rosarno, in Calabria, ce lo gridano in faccia) le tensioni sociali, la miseria, le frustrazioni, gli squilibri psico-fisici delle persone sono gestiti dall'élite, manipolati e incanalati contro il nemico immaginario, affinché il potere si conservi. A farne le spese sono le persone comuni, delle vite, delle speranze, dei desideri, interrotti dalla violenza che viene giustificata in nome di interesse "superiori". Yu Hua ci parla di questa umanità che si perde nell'interesse meschino, nel desiderio infantile di sopraffare, di essere carnefice, inconsapevole che il giorno dopo può facilmente diventare vittima. Rimane però la risata di Song Fanping che risolleva i suoi figli anche se torturato dai solerti rivoluzionari, rimane la dignità e l'ostinazione di Li Lan, rimangono le fatiche quotidiane delle persone umili, la loro pietà e la generosità, che sono oltre le follie dei governanti e la meschinità dei governati.
La Cina si apre ai nostri occhi, con una prosa accattivante e leggera, a tratti comica, a tratti drammatica. Una Cina di quaranta anni fa', distante dai nostri pregiudizi, profondamente umana.
Yu Hua, Brothers, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2008.
Nessun commento:
Posta un commento