mercoledì 27 maggio 2009

2005 dopo Cristo




Italia. Italia. No, a dirla tutta , a essere sinceri come si è sinceri solo di fronte alla morte, non era stata una dittatura. D'altra aprte, a chi si doveva dare la colpa di non riuscire a pensare, a trent'anni, di non avere diritto né a un lavoro né a una famiglia né a una pensione? Non certo a una persona sola. E' un intero sistema, pensava Ilaria. Ma la cosa interessante era il silenzio dei suoi genitori, che non avevano telefonato. Aveva diciasette anni quando era caduto il primo governo Berlusconi. La sua adolescenza era un capolavoro italiano: aveva odiato un politico più di quanto non avesse odiato il proprio padre e la propria padre. Ci dev'essere stato un errore, si disse...Cresciuta senza uccidere i suoi genitori, affrontava il nulla: cosa c'è domani? Quali sono le possibilità? Un altro governo di centrosinistra. Nossignore, cielo, ti prego. Una dittatura di centrodestra, Perchè no?, ma Dateci Le Armi.

La scuola di Carolina era una bacheca di cemento armato che accoglieva e sistemava i vecchi del futuro, e quelli che sarebbero morti giovani. Ma in quel futuro l'Italia diventava povera, meridionalizzata, una nazione che non riusciva più a tenersi in equilibrio tra Alpi e mare, turismo e industria tessile, precisione e creatività. La professoressa di storia li avvisava che il futuro era incerto. Diceva: "Stduiate!" Diceva: "Soffrirete!" Diceva: "State pronti a emigrare!"

Babette Factory, 2005 dopo Cristo, Giulio Einaudi editore, Torino, 2005, p.264 e pp. 395-396.

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