lunedì 12 ottobre 2009

Il paese mancato




Ho appena terminato di leggere un libro molto interessante che getta luce sul nostro passato recente, che fa emergere tra le ombre del presente le cause e gli effetti degli ultimi anni di storia di uno stato chiamato Italia.
Come al solito non starò qui a confutarlo, a elogiarlo o criticarlo, getterò delle citazioni - non a caso - che possano stimolarne la lettura.

Guido Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni ottanta, Donzelli Editore, Roma, 2003

Il Vajont, in fondo, sembra ricordare il passato (e annuncia invece altri disastri ambientali causati da colpevoli responsabilità pubbliche e private): viene quindi a frenare sgradevolmente rosee previsioni e proiezioni nel futuro. Che sia un'Italia da rimuovere sembra pensarlo anche Giovanni Leone: come capo del governo accorre sui luoghi del disastro a promettere giustizia, come avvocato lavorerà al processo dalla parte degli imputati, non dei superstiti. pag. 7

E' però Milano la città in cui lo squadrismo si presenta con più virulenza...Poco dopo, il prefetto comunica che – a seguito di «reiterati episodi di violenza» - la questura ha inoltrato alla magistratura «documenti rapporti intesi evidenziare pericolosa attività maggiori esponenti di organizzazioni neofasciste facenti capo at nota associazione "Giovane Italia"»...(in nota)...Presidente della Giovane Italia milanese, in questo periodo, è Ignazio La Russa....pagg. 372-373.

L'estendersi dell'area del lavoro "sommerso" porta con sé precarietà e durezza di condizioni, rinuncia a diritti formalmente riconosciuti in cambio di vantaggi materiali: implica il diffondersi del "disincanto", lo scetticismo verso ogni forma di trasformazione e "l'individuazione del reddito e del suo incremento come unico metro di valore"...
...è evidente che una società che si sente non governata ai propri livelli e nel proprio quotidiano finisce per esprimere al proprio interno una specie di dislocazione selvaggia, particolaristica, furbastra e conflittuale dei poteri e delle decisioni, in una sorta di filosofia dell''"ognuno per sé e Dio per tutti" in cui tutto c'è tranne una moralità collettiva, coscienza civile, senso delle istituzioni, rispetto delle regole del gioco statuale
(dal Rapporto sulla situazione sociale del Censis in relazione al 1978) pagg. 436-437.

Ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti democristiani che da circa trent'anni ci governano. Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo. Sembravano dei ricoverati che da trent'anni abitano in un universo concentrazionario: c'era qualcosa di morto anche nella loro stessa autorità.
(P.P.Pasolini, Gli insostituibili Nixon italiani, 18 febbraio 1975) pag. 524.

«questo Stato è fallito» scriverà con buone ragioni Eugenio Scalfari nell'autuno del 1991. E' fallito anche per aver alimentato in modo «drogato» l'euforia e le gravissime distorsioni degli anni ottanta...Vi è in primo luogo un sistema fiscale inadeguato, a lungo applicato poco rogorosamente nei confronti di quei ceti di cui si teme di perdere l'adesione e il voto. Ha qui origine la sperequazione tra il contributo fiscale dei lavoratori dipendenti (automaticamente detratto dalla busta paga) e quello dei lavoratori autonomi. Fra la fine degli novanta i redditi medi dichiarati da molte agiate categorie di commercianti e professionisti saranno di pochissimo superiori e, in alcuni casi addirittura inferiori, a quelli dichiarati dai loro stessi dipendenti...Naturalmente commercianti e professionisti potevano eludere l'obbligo della certificazione solo con l'accondiscendenza dei loro clienti (spesso compensata con sconti e favori): anche per questa via si consolidavano modelli di comportamento sempre meno rispettosi delle regole collettive. Ad alimentare a dismisura il debito dello Stato contribuiva soprattutto un utilizzo del denaro pubblico largamente finalizzato a manetenere il consenso sociale ed elettorale. pagg. 596-597.






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