
"Perché all'uomo un aiuto sia l'uomo."
Per un lettore squattrinato non c'è piacere più grande di andare a zonzo per una biblioteca e trovare dei buon libri, sapendo che non dovrà sborsare un centesimo per soddisfare uno dei suoi più grandi piaceri.
Poco prima delle vacanze nella biblioteca di Pordenone ho trovato un libro di cui non avevo mai sentito parlare, colpito dal titolo l'ho preso e ora ve ne parlo.
Romanzo di formazione, Stramonio parla della crescita di un piccolo uomo (piccolo non solo di età ma anche di statura) attraverso un lavoro che i più considerano ingrato: lo spazzino, o operatore ecologico, per essere politically correct. Paolino, ribatezzato "Stramonio", perché la sua storia personale assomiglia alla natura dellla pianta che cresce tra i ruderi e i rifiuti, estremamente tossicca ma allo stesso tempo un potente rimedio erboristico e omeopatico, percorre una città anonima che incarna tutte le grandi città dell'Italia recente, togliendo le macchie, le immondizie, le lordure che la frenetica e insulsa vita di tutti i giorni crea. Da una stanza di ospedale dove non sappiamo perché sia finito Stramonio racconta a due piccioni la strada che dagli abbandoni subiti lo porta fino alla maturità.
"Forse dovreste essere voi piccioni a raccontare, voi che vedete questo mondo dall'alto e avete uno sguardo più ampio della vista da scemi degli uomini, ci potreste aiutare e dirci come vedete le cose, perché io che ho pulito gli stadi, le piazze e le strade, non riesco ancora a capire quel clima di festa a cui sembriamo abituati, i quintali di razzzi, di stelle filanti, di gelati e lattine, carte, giornali e ogni altra cosa gettata, perché ogni momento sembra un'occasione felice, ogni scusa sembra importante per far confusione, passare sopra alle cose sensa pensare, prendere quello che ci serve e poi vomitare gli scarti per terra. Tutto sembra una gran festa eppure alla fine sento un odore di guerra." (pagg. 132-133)
Una specie di favola quella di Stramonio che parla anche di noi, attraverso quello che gettiamo, che siano cose o persone, attraverso i rifiuti, gli abbandoni di cui siamo complici, che in qualche modo speriamo non lascino alcuna traccia. Che siano gli scarti del nostro consumo nevrotico, che siano le persone che subiscono le conseguenze di questa economia di rapina, vogliamo che tutto splenda e profumi, che l'immondizia scompia dai nostri occhi e dai nostr nasi, non importa chi e come lo faccia.
Non c'è solo amarezza in questo romanzo, ma anche la solidarietà dei lavoratori che ripuliscono le nostre strade; la voglia d'imparare di Stramonio; la dignità di un lavoro ben fatto, di un lavoro utile per gli altri; l'anarchia di Lupo, che insegna la vita al nostro protagonista; la speranza, il desiderio di migliorare, di non accontentarsi, di non vivere riempiendo i propri vuoti comprando, scartando, gettando.
Ugo Riccarelli, Stramonio, Giulio Einaudi editore, Torino, 2009.
http://it.wikipedia.org/wiki/Datura_stramonium
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