sabato 28 maggio 2011

Pagine sfiorate, il balcone che si chiude su un pomeriggio di novembre, uguali gli alberi che muoiono, uguale la luce che si affievolisce fino a perdersi dietro i fari della tangenziale, nell'oscurità dei campi. Qui tutto sembra uguale, il passato anima il presente e incalza il futuro, mummificando le voglie, incollando i desideri su pezzi di carta che il vento trascina altrove, dove forse tutto è diverso.
Non lascio che il grigio si insinui nei miei pensieri, non lascio che la mia mente affoghi nell'inebriante malinconia, non permetto di svuotarmi della mia follia per riempirmi ingordo di una normalità delirante.
Le foto si accumulano segnando le stagioni, gli anni diversi, i periodi dell'essere e quelli del divenire, città e volti, storie che la pellicola tace ma che il cuore ricorda, pochi rimpianti e voglia di andare oltre i souvenir, di prendere rotte meno battute, su autobus improvvisati, senza sapere se ci metterò un'ora, un giorno o qualche anno.
Una nota di jazz per sopportare la natura che muore, sapendo che presto il sole tornerà a salire e sarà di nuovo primavera.

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