Senza Nome si era svegliato in un luogo che non era casa sua. I contorni delle cose oltre ad essere nuovi erano sfuocati e deformati dalla persistente ubriachezza della notte. Senza Nome si alzò e cominciò a sforzarsi d'intuire non tanto dove fosse, perché era dov'era stato qualche ore prima a fare festa, quanto come tornare a casa.
Il sole cadeva nel giardino della casa, tra alcuni bidoni, nella terra bagnata e nell'erba folta. La strada per casa era lunga. I fumi dell'alcol non volevano sapersene di evaporare, erano ancora liquido nelle vene che circolava, brillava e faceva impazzire.
La via per casa era costellata di strade di periferia, macchine che sfrecciavano, cemento e totale assenza di altri pedoni. Senza Nome camminava, per ingannare il tempo confuso di alcol telefonò ad uno dei suoi migliori amici. Parlare il mattino dopo una pesante ubriacatura mentre il vino ha deciso di rimanere un altro po', è emettere suoni che pur sembrando parole si ripetono e non esprimono niente di sensato, se non il senso di una certa pazzia.
Il desiderio di una birra teneva sveglia l'istinto di tornare a csa. Una birra dopo sta camminata è proprio quello che ci vuole. Il ragionamento aveva ancora cause ed effetti estranei a questo mondo, soprattutto riguardo agli effetti.
Da lì i ricordi si fanno vacui, pochi minuti di nastro con facce e alcune parole, mentre i vuoti di birra riempiono quelli della memoria.
Il risveglio fu una veloce riemersione nell'ordinario scorrere delle cose e della coscienza, stanchezza e senso di vuoto erano predominanti. Senza Nome era come rinato, solo più pesante, per nulla leggero.
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