La pioggia è cessata, osservo un albero fuori dalla finestra, faccio una chiacchiera al telefono, leggo distrattamente qualche notizia. Della musica nuova, dolce, lieve mi aggrappo all'amore che nasce dalle note, cerco di non farmi distrarre, gli strumenti che appaiono e si susseguono, non riesco a distinguerne i nomi, non ha importanza. Perché perdersi dietro i nomi, quando suoni arrivano e riempiono l'aria di qualcosa di dolce e armonioso. L'arte è lì a riempire il cuore di la produce, di chi sa viverla.
Immagino un lago d'estate, che si riempie di luce, l'acqua riflette ovunque dei bagliori, qualche uccello in volo lento. La mente sgombra, il corpo leggero, muovere dei passi e riempire i polmoni di aria.
Osservo la parete, un mappamondo, mi distraggo troppo facilmente, leggo la vita di uno scrittore maledetto, ritorno sui miei passi, girare e girare, come una trottola impazzita.
Il fuoco sacro, ma basterebbe anche solo un lumicino, una brace che ardesse e riempisse l'aria di qualche calore...
L'Orchestra lascia un suono quasi malinconico, così dolce, così sottile che non so come definirlo...ma a che scopo?
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