sabato 6 febbraio 2010

Viaggiari

Continua a piovere, mercoledì sera come sabato sera. Dovrebbe essere la stagione degli incendi, invece, e forse per fortuna, una persistente pioggia, a tratti torrenziale, a tratti lenta, fatta di filamenti d'acqua, ricopre il verde che osservo dalla finestra, felicemente confinato in una casa di campagna, alla periferia di Sydney, a 600 e passa metri sul livello del mare. Hazelbrook, paesino di 1400 abitanti, sulle Blue Mountains, a due ore di treno dal centro della più popolosa città dell'Australia (http://maps.google.com/maps?q=hazelbrook). Sono su un altipiano ancora tutto da scoprire, ai limiti della metropoli, dove le comodità della vita cittadina si mescolano alla natura, nuova, così verde e ricca, capace di suscitare emozioni anche nei suoi più piccoli aspetti, il suono stridulo di un uccello che cerca riparo dalla pioggia, forse un papagallo cremisi, un albero le cui foglie hanno il profumo del lime, un ruscello in piena ai confini della proprietà dove sto.
La pioggia m'impedisce di lavorare nel terreno degli anziani signori che mi ospitano, così faccio qualche lavoretto in casa, spesso cucinare, un risotto alla zucca, delle polpette con la ricotta, piatti semplici, in cui mescolare la mia passione per il cibo e i tentativi di tradurre questo arnese o quella ciotola dall'italiano ad un inglese che abbia il suono di qualcosa di reale. I miei ospiti sono persone gentili, abituate ad avere persone straniere in casa, ad essere loro stessi stranieri in altre case. Lentamente cerco di capire il paese, l'economia, la gestione dell'immigrazione e tutte quelle cose più sottili e quotidiane che formano una nazione.
Attendo che il sole esca per trasformate le foto viste su internet in emozioni, per sentire i miei passi incerti in qualche sentiero, per ammirare giochi di luce su piccoli angoli del mondo nuovo che mi ospita.

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