mercoledì 11 marzo 2009

Legalize everything!




Il proibizionismo sulle droghe è una tra le cose più dannose ideate negli ultimi cento anni. Un secolo è infatti passato dalla conferenza di Shangai in cui gli Stati Uniti posero le basi dell'odierne legislazioni sulle sostanze stupefacenti. Nei successivi decenni tutti gli stati del mondo si sono dotati di leggi volte a reprimere la produzione, la distribuzione e il consumo di droghe, con poche eccezioni che si limitano al mercato delle cosiddette "droghe leggere" (cioè, marijuana e hashish). Tra le droghe proibite a livello mondiale non ci sono il caffè, il tabacco, l'alcol e i farmaci antidepressivi o ansiolitici.
In un secolo un fenomeno marginale è esploso diventando una piaga sociale dai risvolti inquietanti. Non mi riferico solo al caso delle tossicodipendenze, diffuse in ogni strato della società, sia nei paesi ricchi che poveri, ma anche e soprattutto al problema del narcotraffico. Da beni che si potevano comprare dietro ricetta in farmacia, le droghe diventate illegali sono le merci che fanno più girare l'economia dietro il mercato dell'automobile (e forse anche di più visto il crollo delle grandi aziende del settore in seguito alla crisi). Le organizzazioni criminali che gestiscono i canali di distribuzione della cocaina, dell'eroina, della marijuna e delle sostanze sintetiche (Lsd, anfetamine, ecstasy, ecc.) sono cresciute fino a controllare patrimoni miliardari, in grado di dettar legge in molti paesi del Sud del mondo (Colombia, Bolivia, Afghanistan, Laos ad esempio), non risparminando nemmeno quelli del Nord (basti pensare alle ramificazioni istituzionali della Camorra o della Mafia).
Non può stupire allora che 500 studiosi, tra cui Jeffrey Miron, economista della Harvard University, abbiano presentato un rapporto in cui invitano il mondo intero a liberalizzare tutte le droghe. Una provocazione certo, ma che contribuisce a spezzare un tabù radicato non solo tra i proibizionisti, ma anche tra chi ritiene che la marijuana e l'hashish dovrebbero essere legali. Persino tra gli ambienti più alternativi può capitare di avvertire un certo disagio nei confronti della liberalizzazione dell'eroina, da trent'anni considerata la droga più pericolosa in circolazione (peccato che l'alcol ogni anno uccida direttamente e indirettamente molte più persone: oltre 40.000 solo in Italia).
Per fermare il pericolo di un abuso, la legge ha creato una situazione allarmante dove chi si vuole drogare deve ricorrere ad un mercato nero che non offre alcuna garanzia sulla qualità delle sostanze, dove non esiste nessun progetto educativo (se non progetti isolati di qualche collettivo o di rare ed illuminate municipalità) in grado di orientare seriamente i giovani che generalmente ne sono i maggiori consumatori. Il proibizionismo ha poi paradossalmente creato la criminalità che gestisce le droghe, dal cui controllo ricava montagne di soldi in grado di corrompere forze di polizia e governi. La Mafia sarebbe stata ben poco cosa senza il mercato della cocaina e dell'eroina.
E' ora nessun legislatore vuole fermarsi un secondo e riflettere su tutto ciò. Troppi soldi girano attorno alla droga: per pagare le forze di polizia, le carceri dove sono detenuti gli spacciatori o molto spesso i semplici consumatori (in Italia su circa 57.000 detenuti presenti al 30 giugno 2002, risultavano 15.698 tossicodipendenti), gli operatori socio-sanitari e le comunità di recupero, i farmaci anti-dipendenza (tra cui il metadone: per eliminare il bisogno compulsivo di eroina si usa un altro oppiaceo, ma questa volta dato dallo Stato!). Senza parlare poi di tutto il denaro sporco della varie mafie (nigeriana, cinese, russa o colombiana, Camorra, ecc.) che vengono reciclati in immobili o imprese.
Però, l'idea dell'economista di Harvard mi sembra un po' esagerata in un momento di recessione dell'economia globale: si perderebbero un sacco di posti di lavoro.


P.s. La scelta del titolo viene da una puntata di "South Park" trasmessa in Italia nel 2000, dove un hippy andava al planetario della città omonima con una maglietta dai colori psichedelici dove appunto c'era scritto: "Legalize everything"

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/cronaca/droga-libera/droga-libera/droga-libera.html

http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=41497
(per scaricare un estratto della mia tesi dal sito del Dipartimento di Studi Storici dell'Università Ca'Foscari di Venezia. Per chi volesse tutta la tesi, basta inviarmi una mail)

Nessun commento:

Posta un commento