Sul tetto della nave osservo l'oscurità intorno a me e le stelle nel cielo. Stelle a centinaia, a migliaia, mai viste così tante. Jonilson sorride e dice che questo non è niente, se la notte è serena, nell'area indigena è uno spettacolo.
La notte, che all'equatore dura sempre 12 ore, è inquieta, un po' per il desiderio di assaporare tutto, un po' per l'amaca che mi fa da letto, per la prima volta in vita mia.
Colori si insinuano nel dormiveglia, rumori di persone che si svegliano, le amache che ondeggiano, mi stiracchio e vado sul ponte a vedere l'alba che colora il fiume in piena a cui niente resiste.
Il mattino è un susseguirsi di foresta, interrotta da piccole comunità che vivono più o meno isolate, con la loro scuola, la loro chiesetta, i buoi che pascolano placidi sotto un sole che scioglierebbe anche i sassi, da nuvole immense che non si smetterebbe mai di ammirare, rese vive dalla continua evaporazione dell'acqua dei fiumi.
È già pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Maués, sonnacchiosa cittadina di ventimila abitanti, troppo tardi per ripartire. Jonilson dice che è meglio fermarci qui, che partiremo domani mattina, che di notte è meglio non viaggiare: a causa della piena non si distinguono bene le vie navigabili e i fiumi sono pieni di tronchi che possono far affondare anche le imbarcazioni più grosse.
La pioggia ricopre tutto intorno a me: la piccola barca dove siamo, che scivola su un mondo d'acqua in cui la presenza umana si fa sempre più esigua, le mille sfumature di verde della foresta pluviale, gli alberi sommersi o quelli immensi le cui radici già non afferrano più nulla. Una natura in cui io sono solo una delle infinite cose che l'attraversa.
La ore passano e il cielo si fa più chiaro, le nuvole svaniscono così come sono venute lasciando la sera al tramonto, al sole che s'immerge nel fiume dietro la nostra barca.
È notte quando arriviamo ai confini dell'area indigena. Con una torcia il capitano cerca di non rimanere incagliato, si procede con attenzione, lentamente perché il buio è denso, un buio che non ho mai visto in Europa, il buio del mondo dove non c'è elettricità.
Mi isso sul tetto della barca, milioni di stelle brillano, si distingue il pulviscolo della Via Lattea, arresto il pensiero, contemplo il cielo, che pare una grotta di diamanti.
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