I giorni si susseguivano, come granelli di sabbia in preda ad un vento troppo forte. Il tempo era inarrestabile, le cose però non mutavano, si riproponevano tutte uguali, beh a dire il vero no, erano peggiori, perché sempre più insostenibili, nella loro muta e feroce ripetitività. I lavori di merda pagati poco, le case schifose e mezze decadenti, gli studenti deficienti, le studentesse incapaci di andare aldilà di un saluto, le feste, in cui il massimo era una sbronza condotta al fine di dimenticarsi di sé. Anni di azioni o inazioni senza senso, sperando che uno schermo si illuminasse per vedere una scritta nera che annunciava una svolta, o una persona da incontrare per non soccombere al mattino, già dal risveglio.
L’odio come unica forza dominante, e non bastavano le parole degli amici, i bicchieri di birra conditi di risate che si scambiavano in bar del cazzo, dove una vaga speranza dettata dai fottuti ormoni mi portava come una foglia caduta o come un cane al guinzaglio.
L’odio, una schifezza di sensazione, ma per questo più forte di ogni ragione, di ogni bel discorso sull’inutile o sull’utile. Nulla, nada de nada, sempre solo al risveglio, perché la cosa pejor no es acosastarse solo por la noche, si no despertarte por la mañana y nadie te prepara el desayuno.
Le sere di inverno che avanzavano e l’unica cosa certa era una tazza di te, il fatto di invecchiare senza ricevere un decimo, un centesimo di quello che mi aspettava, solo merda a palate, come se in una vita precedente avessi commesso chissà quale abominio, stragi, stupri o guerre mondiali...invece solo colpa di una fottuta intelligenza e sensibilità troppo sviluppate.
…l’uomo non è cattivo, è solo infelice…è la sua piccola mente, la causa della sua infelicità…
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