E se le cose fossero andate in un altro modo, ci sarebbe qualcosa di nuovo?
Bisogna staccare i pensieri. Lasciare la mente pulita come questo cielo, non frasi spaccare la testa da troppi ritornelli. E' l'unica cosa da fare. Peccato che di cose da fare ce ne sono assai.
Dopo pochi mesi aveva già iniziato a parlare un italiano che mescolava le parole, le espressioni che più gli piacevano, prese da tutti i dialetti con cui veniva a contatto. Non era difficile in una città dove l'università attirava un po' tutti. I giovani brulicavano, i lavoratori sgobbavano. Le cose andavano. Anche se non da molto.
Via Feltrinelli divideva il parco dalla piazza in cui a stento le bancarelle lasciavano spazio ai negozi. Cedevano terreno lentamente, ma inesorabilmente. La gente camminava verso il centro più spensierata, o almeno con pensieri che logoravano, ma in maniera diversa. Piazza 8 agosto era un quadrato che attendeva di perdere il suo peso, di lasciare che l'asta con la bandiera eccitata dal vento tiepido di giugno, fosse solo un segno tra i tanti.
Non aveva voglia di tornare a casa. Il mondo pieno di luce, di suoni e odori lo teneva in un stato di ottimismo anestetizzante. Le cose da fare erano ai lati dello schermo. Certo che uno di quelli al plasma avrebbe fatto comodo, bello grande. Il prossimo stipendio sarebbe stato buono se si dava da fare. Fabbricazione cinese, solida e resistente.
L'Università era vicina, già s'infittiva lo sciamare degli studenti, le risate, i gesti complici che sanno di vacanza. Anto' dove vai stestate? A Ravenna forse. E tu Martina? Vorrei andare da Antoine a Montpellier vediamo se ce la faccio con i soldi. Lui aveva i genitori giù, non ci sarebbe andato nemmeno quest'anno. Era da tempo che non scendeva, non gli piaceva, suo padre era ostile. Le barriere tra due stati possono anche diventare più sottili, ma quelle tra un padre e un figlio posso anche diventare muraglie.
A volte tornava in Friuli, con un treno che in estate tagliava una pianura verde, di tigli e mais, ma che d'inverno sapeva di terra umida e flemmatica, dove solo le gru e i capannoni gettavano i loro semi, crescendo stagione dopo stagione.
I portici si facevano più vicini, le vie più amichevoli, le case del centro mantenevano ancora un'aria da borgo, i palazzi degli anni '60 scolorivano im parte, senza troppo fastidio. La pulizia lasciava a desiderare, qua e là sacchi di spazzatura ammonticchiati, canali di scolo ancora scoperti. Ma le cose stavano migliorando. Incrociò lo sguardo di un africano. Erano ancora pochi da quelle parti, si facevano notare.
Una pizzeria all'angolo di una stradina era attorniata da turisti attratti dai prezzi bassi, biclette a decine schivavano l'ingorgo.
Si fermò davanti ad una libreria. Le copertine patinate e colorate lo attrassero per un breve secondo. Strategie finanziarie, microbiologia. Nomi che sbiadivano mentre passeggiava tra i vicoli. Fretta ce n'era, ma per un attimo si sentiva tranquillo, forse era il tempo, forse la convinzione che alla fine tutto si sistema.
Il verde, il giallo, i profili indi erano ancora vivaci dopo anni. Un bel pezzo della via e del cortile avevano un qualcosa di più rispetto al resto, più vita. In fondo non gli dispiacevano. L'arte delle rivoluzioni era sempre quella più vivace, più genuina. Poi, spesso, diventava avida, parlava con termini astrusi o astratti. Un imprenditore intellettuale non aveva lo stesso fascino di un giovane sboccato. Lasciava che il cervello seguisse ragionamenti del genere, mentre le gambe seguivano una rotta già decisa in partenza.
Un walkman, ancora a cassetta, roba che i più gettavano alla svelta. Anche i cd riempivano i sacchi neri nei mucchi agli angoli delle periferie. Cose che invecchiavano rapide. Ma Nicolò era uno a cui piacevano i vestiti, le scarpe, le cinture, tutto quello che si potesse mettere addosso di qualche decennio fa', non poi troppi, ma sufficiente a chiamarli passato.
Fumava una sigaretta inglese, da fighetti. Anche se dei fighetti non aveva nulla.
- La situazione è calma. Ci sono i soliti che voglio far casino, ma per ora soolo chiacchiere
- Le chiacchiere sono importanti. Molte cose si fanno a partire dalle chiacchiere Nicolò. Devi farmi un piccolo resoconto. Dai, che se impari a farli bene, puoi diventare un giornalista o uno scrittore.
Nicolò fece una smorfia, l'idea di scrivere resoconti lo faceva sentire una spia. Più professionale di quanto lo fosse ora.
- Magari il lavoro me lo trovi tu. Le assemble si fanno spesso, in posti diversi, con una certa segretezza, teoricamente, ma poi ci entri facilmente, a me mi conoscono.
L'italiano sgrammaticato di quelli della sua generazione lo infastidiva.
- A te ti conoscono certo. Stai attento a non farti conoscere troppo. Niccolò fai il bravo, belle cose!
Rispose con una smorfia che pareva un saluto, una mano che tentava inutilmente di sfidare la forza di gravità.
Gli piaceva stupire quelli più piccoli di lui. Risoluto e autorevole. Uno che trascina, che sta al centro dell'attenzione. Una cosa infantile, ma gli piaceva.
"Le barriere tra due stati possono anche diventare piu' sottili, ma quelle tra un padre e un figlio possono anche diventare muraglie."
RispondiEliminaComplimenti. La tua maturazione nello scrivere a volte mi spaventa.
Non è vero, sto solo cercando di scrivere. Se rileggo quello che ho scritto, mi disturba, non perchè mi faccia schifo, solo mi sembra impulsivo, troppo fragile. Quello che voglio dire, o meglio, che vorrei dire, è una sinfonia, un insieme di parole e frasi che sappiano di un armonia che qua attorno non si sente più. Um beijo
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