
Spicchio di luna tra cavi elettrici, la via è stretta, molta gente che cammina, pochi carabinieri controllano documenti. Una serata d'inizio estate.
La lingua è veneto oppure portoghese brasiliano, la birra che si fà più calda. Dal locale arriva una musica elettronica, un apple nero e dei piatti. Minimale o thek house. Come se le ultime parole volessero dire qualcosa. Gente ubriaca, capelli lunghi o sotto un cappello, sorrisi ed ebrezze che si accendono come sigarette. Bologna di notte, quando nella mia testa risuona una canzone di Fela Kuti, il sorriso si allarga, canticchio, lascio che le parole siano le mie...Sonno, forse, stanchezza, forse, eppure voglia di assaporare il profumo di maggio. Dall'alto, come dal basso, imperturbabile, odore dei tigli in fiore. E' giunto il tempo. C'era un tempo la primavera dei popoli, c'è un tempo per la primavera delle donne, e degli uomini.
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