Mi ero masturbato follemente, ripescavo immagini dalla memoria fisica, come da quella virtuale, subito dopo me ne vergognavo. C'era un profondo senso di colpa in me ed una profonda incapacità di amare, non riuscivo a farmene una ragione e per questo mi sforzavo di lottare contro un male che...uscivo dall'appartamento sbattendo la porta, una copia di un vecchio libro se ne stava sul divano consumato dove un'eterna goccia di acqua cadeva, non avevo avuto mai voglia di riparare il buco. L'unica cosa che facevo era proteggere quel libro, anche se non lo leggevo, sapevo che era prezioso. Non veniva più stampato nulla da secoli.
Il mattino indugiavo a letto, Xanadu mi permetteva di rimanere immerso in un sonno rimpinzato di visioni se non felici, almeno preferibili alla realtà, se di realtà si trattava poi. Ricordo una specie di casa piena di pazzi, allegri, uno psichiatra con una fascia rossa sui capelli che seduto davanti ad un vecchissimo schermo per pc ascolatva i suoi pazienti, la casa era piena di stanze, ricolme di oggetti i più disparati. Poi mi trovavo in una specie di laboratorio dove provavo un gioco virtuale, guidavo una macchina su una strada di notte, una voce estranea creava delle illusioni che mi distraevano, comparevano dei sottotitoli come in un film. La macchina si ribaltava.
Mi ero svegliato stordito, come uno zombie vagavo nell'appartamento dove la poca luce donava un effetto sciatto, come di qualcosa di morente.
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