mercoledì 8 giugno 2011

Era una di quelle sere nonso, in cui aspetti che succeda qualcosa, che squilli il telefono o che un amico antico, di quelli che non senti da anni, ti chiami per bere qualcosa fuori e fare due chiacchiere. Beh non successe nulla di tutto ciò, per cui dopo essermi fumato un paio di pseudosigarette e letto qualche vecchia mail che parlava di qualche fenomeno lontano, in qualche paese remoto, decisi di fissare con lo sguardo spento la strada sotto la finestra del salotto.
Non ho idea di quanto tempo rimasi fermo in quel modo, ebete, ma so che ad un certo punto trillò il citofono. Il cuore prese a battere di colpo, invaso dall'adrenalina, inondato da una sensazione mista di entusiasmo e di panico - Chi cazzo poteva essere a quell'ora? -.
Mi avviai un po' tremolante verso la porta, fissai lo spioncino e con mio angosciosa sorpresa non vidi nessuno. Indeciso sull'aprirla o meno, finii per tirare il catenaccio e osservare l'atrio come un deficiente.
- Cazzo! Forse era solo un'allucinazione, ma è un pezzo che non predo MDFA! -
Così, sentendomi ancora più un coglione, mi chiusi la porta alle spalle e mi avviai verso il frigo, per bere una birra di contrabbando, una pilsner di fabbricazione ucraina.
Mano sul metallo freddo, strappo della linguetta, un pò diffettosa, primo sorso, quando sento una vocina che mi esplode nello stomaco, come un attacco di diarrea.
"Senti coglione, non fare il furbo! Sappiamo tutto!"
Mi guardai intorno stupito, poi spostai lo sguardo verso il basso, ma per quanto mi sforzassi, non vidi un'anima viva.
"E' inutile che cerchi, noi siamo invisibili ai tuoi occhi, siamo i poliziotti interiori! Siamo sempre stati con te, noi viviamo con te, seguiamo i tuoi passi, vagliamo ogni tuo pensiero. Ci siamo rivelati perché vogliamo che tu faccia qualcosa per noi"
Non fui preso dal panico, anzi rimasi fermo e immobile, quasi inebriato.
"Stiamo manipolando i tuoi centri del piacere, per non farti impazzire abbiamo fatto secernere alle tue ghiandole dell'endorfina. Ora che sei calmo possiamo spiegarti tutto."

Dopo mesi mi trovo in uno di quei luoghi che leggevo senza interesse nelle mail, in uno sperduto villaggio della Repubblica del Jarikistan, dove la gente mi guarda con scarso interesse, spesso con gli occhi gonfi dell'oppio che coltivano da un migliaio di anni.
Io vago tra le case costruite con il fango, cercando di evitare i ratti grandi quanto cani di media taglia, che qui sono oggetto di culto. Dicono che siano la reincarnazione dei loro antenati, per cui sono sacri e inviolabili. Io non ho paura dei topi, ma è difficile rimanere impassibili di fronte a queste bestie enormi che si aggirano senza quiete in mezzo ai miei piedi.
Sono in attesa di un contatto, qualcuno che mi darà qualcosa per poter andare da qualche parte.

Perché io mi trovi su una colonia spaziale, mi suona strano, ma dopo un anno ho imparato a non farmi più domande. Osservo lo spazio da un oblò e aspetto il mio prossimo incarico, un virus biologico da consegnare a dei coloni in partenza per un pianeta in piena ribellione, un virus selettivo in grado di eliminare solo coloro che provano sentimenti di aperta rabbia. Non so se sia giusto quello che faccio, mi limito ad obbedire agli ordini. Ho imparato che se li assecondo vengo premiato con piacevoli scariche di endorfine o dopamina, mentre se mi oppongo - cosa che invero ho fatto solo poche volte e all'inizio - vengo colpito da un opprimente senso di depressione o di angoscia.

La sveglia suona, come sempre cercando di fermarla cade giù dal comodino. La mia bocca da chiari sensi di disgusto, la testa gira e il cervello è una mina esplosa in mille frammenti. La memoria è chiaramente un vago senso di qualcosa che appartiene al mio Io, ma che ora non so dove sia.
Mi alzo ed è come se vagabondassi in terra straniera - dove cazzo è la cucina? -, poi lentamente qualcosa affiora.
Ora ricordo, anche se in maniera parziale, una festa, alcol di contrabbando a fiumi e qualche fumata di tabacco della Turchia.
Con enormi sforzi tento di farmi una tazza di stimolante al gusto caffè.
Eppure tutto è così strano, sembra che la cucina non veda nessuno da alcuni secoli - Cazzo! Sono proprio sfatto per pensare a tutto questo! -, ingoio due capsule di calmante e vado in cesso.

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