Pioveva, ma era un termine troppo generico, nella lingua quatl, esistevano almeno trenta varianti per identificare quel continuo sgocciolare, quell'umido impregnare che scendeva dal cielo, o che forse saliva dalla terra, quel poco che ne rimaneva.
Camminavo con un telo di plastica appoggiato sopra la testa per ripararmi, delle vecchie cuffie di plastica nera rimandavano suoni consumati dal tempo, del jazz, delle voci che non avevano nome. La folla andava e veniva tra viuzze e stradine infangate, milioni di volti che sembravano assorti in qualche occupazione, in qualche pensiero.
Io, io, non so più cosa significasse questa parola, la usavo in modo automatico, solo tra me e me, perché da molto tempo era stata abolita.
La finestra dava su una piazza piena di vecchie pubblicità, marchi e prodotti che non esistevano più, scoloriti e arrugginiti dal tempo. La sua testa vecchia e pelata, soffiava, annaspava, sembrava non badarmi. Ero sicuro stesse piangendo per un qualche torto di cui ero vagamente a conoscenza. Con me si confidava poco, non parlava con nessuno, eccetto con un vecchio schermo, cui bisbigliava delle frasi in una lingua delicata e sensuale, che chiamava francese.
"Piove, Jonathan, sono anni che piove. Hai mai visto il sole? No, non credo tu non c'eri neppure quando c'è stata l'ultima giornata di sole. Io lo ricordo."
Parlava senza fissarmi, spesso faceva così negli ultimi tempi, all'inizio era solito guardarmi negli occhi. Bevve un sorso d'acqua da un bicchiere di vetro color rubino. Lo tenne a lungo tra le mani, mani ossute, tremanti.
"Mi piacerebbe vedere il sole Jonathan, dal vero...e il suo volto, si il suo volto"
Provai a dirgli che il sole c'era, che con i suoi soldi poteva permettersi un viaggio oltre le nubi o un semplice viaggio in qualche simulatore, ma le parole non mi vennero, da tempo mi si bloccavano in gola, quando sapevo che non portavano a nulla, che erano fasulle.
"Mi porteresti il sole Jonathan, solo per un attimo, solo per illuminare il suo volto come ai tempi...ah, lascia perdere, le parole di un vecchio pazzo"
Si alzò, sempre fissando la finestra, si diresse verso un vecchio mobile in vero legno, lo aprì e prese una bottiglia senza scritta con un liquido giallastro, si versò un bicchiere e da un piccolo recipiente di legno prese due pastiglie, le ingoiò e mi guardò in faccia.
"Jonathan sto per morire, sono morto ormai da due anni. Gli stimolatori neuronici mi tengono in uno stato di coscienza vigile, i sedativi mi fanno dormire di notte, gli anestetici tengono a bada il dolore. La scienza medica ha fatto enormi progressi per allontanare la morte, ma nessuno per dare la vita. Quella è una faccenda complicata, troppo complicata per delle scimmiette come noi. Io voglio vedere il sole Jonathan, non m'interessa alto, e voglio il sole vero."
Stringeva il bicchiere in mano, quasi volesse romperlo, lo so, stava delirando, nessuno avrebbe potuto portargli il sole che lui cercava e non certo io.
Una videochiamata mi aveva fatto alzare, movimento incondizionato, inciampando su un mucchio di vestiti sporchi raggiunsi lo schermo, al lato qualche confezione vuota di xanadu, una faccia tremolante, non so se per gli effetti della droga o per le interferenze, mi stava chiamando.
"5, 6 non ricordo, tutte in un colpo si."
Il giorno prima un violento temporale aveva buttato all'aria tutto, enormi oggetti vorticavano nell'aria seguendo traiettorie all'apparenza prestabilite, l'acqua scendeva violenta, come se qualcuno volesse annegare tutto, per l'ultima volta. Mi ero chiuso nella mia stanza, nel mio monolocale, avevo aperto un cassetto, senza pensarci, avevo svuotato un'intera confezione di xanadu e l'avevo ingoiata. Volevo dormire, solo dormire, almeno fino ad una prossima vita. Prima di scivolare nell'incoscienza, mi ero masturbato, pensando ad una ragazza che forse non esisteva più, poi avevo ripassato davanti la mia testa alcune figure della mia vita recente e le avevo perdonate, con un sorriso amaro che sapeva di droga. Avevo tentato di amazzarmi, per la quinta volta in una settimana, non passava giorno che non cercassi di liberarmi di qualche fantasma. Poi mi risvegliavo, bevevo una tazza di té e come niente fossi riprendevo la mia vita di sempre. Xanadu era anche questo. Ti faceva addormentare e dimenticare, anche di aver voglia di morire.
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