Le campane scandiscono un'ora che non riconosco, mentre l'acqua della fontana scivola delicatamente, sento il vociare allegro di alcuni bambini, è venerì sera, nonostante la guerra, nonostante la crisi.
Le dita lentamente si muovono sulla tastiera, il dito cerca una lettera, cerca una parola per costruire frasi. Spento, davanti allo schermo, la poesia se ne è andata, ritornerà?
Quello che ho fatto è sempre lì, l'inferno in cui mi sono condannato, potevo viaggiare attraverso altri paesi, essere un onesto lavoratore in qualche luogo piacevole, con una vita forse normale, lontano da qui...
E' un tempo sospeso, una geografia in continuo movimento e una consapevolezza, una coscienza che mangia persino le ossa, le sento scricchiolare, sento la pancia tremare, il pensiero scostarsi folle verso direzioni che è bene tacere...l'immagine di un ragazzo africano, fa fatica a muoversi, come uno zombie si alza o sta seduto, una goccia di saliva cade dalle sue labbra, la parola disagio assume significati inattesi, esula da ogni semplice e sottile definizione, si allarga e sfocia in un mare che si ha paura solo a nominare, a tratteggiare nelle mappe del reale, lo si vorrebbe subito cacciare di lato, spingere lontano, così lontano da non sentirne le urla o da non vedere i visi, stravolti, piegati, inumani delle volte. La vita è sofferenza, la vita è strana, innalza e abbassa, sgretola e frantuma. La capacità di scrivere queste righe rincuora, permette di affacciarsi sul balcone, di vedere i riflessi del sole, ma è una tregua, le combat ordinaire non si arresta, vincitori o vinti non so, si arranca nella trincea per intanto, sento le bombe cadere.
Attendere il tempo che passa, scacciare i demoni da qualche parte, ricordarsi di quando c'era il sole, o forse era solo una tenda nel velo di Maya, un acquerello sporco in cui facevo apparire le cose che più mi piacevano. Si pensa di essere immuni, di non essere toccati da certe cose, eppure ad un tratto la vita arriva e senza bussare entra da qualche finestra, facendoti ricordare che esiste, che non si sconfigge il male semplicemente dicendo basta, che tu non sei diverso e migliore degli altri solo perché hai gli occhi chiari. Cercare di non perdere il possibile, di rimanere attaccati con le unghie alla vita che scorre, a quelle sensazioni se non di pienezza, almeno di una piccola tregua...lessico di guerra.
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