venerdì 4 febbraio 2011

Ridere, ridere, ridere

Alcuni antropologi hanno osservato che il riso è l'espressione emozionale più caratteristica dell'umanità. Noi condividiamo rabbia, paura, fedeltà, dolore e migliaia di altri stati mentali con altre creature, ma la risata è una raffinatezza emotiva che solo l'uomo può vantare. Le scimmie, i nostri parenti genetici più stretti, ansimeranno e boccheggeranno se solleticati, ma solo per caso si avvicineranno a una risata. Altri animali possono essere al settimo cielo, certo, basta assistere a un cane che scodinzola, ma l'espressione di questo stato affettivo attraverso la risata è solo nostra. E non venite a dirmi delle iene, a proposito. Le iene non ridono. Quello è il solo il suono che emettono. Gioiose vibrazioni si intromettono senza preavviso e non portano altro che mal di pancia affannati e convulsioni dolenti per la nostre sorte sentimentale. Se siamo fortunati, le risatine prendono rapidamente il controllo dell'intera questione, e parossismi e attacchi isterici si impossessano della nostra muscolatura e ci scuotono liberandoci dalle costrizioni come un cane si scuote per liberarsi da un guinzaglio. Iperventiliamo finché non guaiamo come un demente a una maratona. Sbuffiamo come maiali di fronte a un trogolo di cartocci immersi nel miele. Lacrime scorrono sui nostri volti presi dai crampi mentre ci rotoliamo, urliamo, ci imploriamo a vicenda pietà. E' gioia selvaggia, come se una fata benevola ci avesse afferrato per i talloni e ci avesse dato qualche strattone, sbattendo via la polvere da uno zerbino su cui troppe persone si erano puliti i piedi.

Tony Vigorito, Due giorni alla fine, Lorenzo Barbera Editore, Siena, 2007, pagg. 139-140.

Nessun commento:

Posta un commento