sabato 13 novembre 2010

Fragole e pitoni

Sabato, giorno di festa. Il mattino è un bagliore di verde, sfumature e intensità differenti provenienti dall'orto o dai pascoli poco distanti. Bevo una tisana allo zenzero ed inizio a preparare il cibo per le galline, raccolgo le uova, controllo l'acqua e mi assicuro di chiudere bene i cancelli.
Sono quasi le nove, ho voglia di andare a fare una camminata, qualche decina di passi lungo una strada non asfaltata, un luogo senza alcuna appariscente bellezza, della ghiaia, alcuni alberi. Poco importa ciò che è evidente, per me è una sorta di spazio sacro, un tempio di campagna, momento di meditazione, di esercizio mentale, svuotamento. Decido di ritardare ancora pochi minuti, prendo una terrina di metallo e vado nell'orto a raccogliere le fragole. Mentre mi chino su una cujera come la chiamava mio nonno, o garden bed come dicono gli inglesi, ecco che appare qualcosa d'insolito, delle macchie nere e giallastre, delle squame...un serpente, un pitone. Per nulla spaventato, lo sposto, ma questo o questa con la placidità sinuosa che caratterizza la sua specie ecco ritornare tra le piante di fragola, al riparo dal forte sole australiano. Animale imperturbabile rimane immobile mentre le mie mani spostano le foglie alla ricerca dei frutti più maturi, di quelli sopravvissuti alle lumache.
È tempo della mia passeggiata, con la lentezza di chi non ha urgenze inizio a percorrere i soliti passi. Appoggio la mia schiena ad un albero, un movimento, alla mia sinistra appare una dozzina di mucche al pascolo, alcune di queste sono indiane. Soddisfatto del sole e del mio piccolo zoo me ne sto fermo, scacciando i tafani e i pensieri, mi godo la quiete, semplicemente.

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