venerdì 15 ottobre 2010

Kin Kin

Piove. Gocce dispettose tamburellano sul tetto della caravan che è la mia nuova dimora da più di una settimana. Dal vetro getto un'occhiata agli alberi di banane che crescono rigogliosi, poco più in là c'è la toilet: una tettoia di lamiera improvvisata, due scatole di polistirolo con dentro della segatura ed in mezzo una scatola di ferro con il lato superiore in legno, uno sportello che si apre su un buco su cui poggiare le proprie onorevoli chiappe.
Ho fatto fatica ad abituarmi al bagno, al fango – sta piovendo molto qui, anche se normalmente è la stagione secca – allo sporco, ma piano piano sto imparando a fregarmene. Adattamento e anche presa di coscienza. Non è da poco per uno come me, uno schizzinoso cittadino abituato alle comodità.
Cosa ci faccio qui, a Kin Kin, nel Queensland? Forse ho smesso di chiedermelo. Vivo il presente, scacciando i diavoletti del futuro che il mattino presto, verso l'alba mi sussurrano di crisi, di lavoro da trovare, di cosa fare una volta tornato in Europa. Serpenti sinuosi che scivolano sotto le coperte e stringono le membra, iniettano veleno che sale rapido lungo le vene fino a mozzare il respiro, mentre il cuore, tum tum tum, batte all'impazzata.
Sono qui per imparare, per mettermi alla prova, per assorbire ogni possibile stimolo. Mi sono messo in viaggio perché ero stanco di me stesso, seduto su una sedia a rimuginare, a temere, a criticare, a odiare. Non volevo più girare intorno, volevo uscire dal cerchio in cui mi ero rinchiuso.
Il viaggio non è la cura. Una spiaggia con la sabbia bianca e l'acqua turchese riempiono il cuore di meraviglia, ma diventano presto un ricordo che non soddisfa più. Allora si parte e si corre altrove, in cerca di nuovi orizzonti, nuovi paesaggi. E' uno shopping, che consuma e divora risorse, che non bada ai lavoratori dietro le vetrine, alle discariche nelle lussureggianti foreste tropicali, ai barili di petrolio pompati negli aerei a basso prezzo.
Il viaggio per me è una spinta, un'accelerazione potente, un calcio nel culo che ti catapulta lontano. Da solo, senza certezze, sicurezze e abitudini, non resta altro da fare che cambiare. E presto s'insinua nella mente e nel cuore l'idea che ci si possa perfino immaginare in modo diverso, non troppo certo, se no si diventa superbi e arroganti. Sono convinto che non dobbiamo diventare qualcos'altro, ma che solo dobbiamo scrollarci di dosso ansie, rancori, invidie e ogni altro inutile peso che ci sfigura e ci deforma.
Si fa scuro intanto, la pioggia non cessa di cadere, le rane iniziano i loro canti. E' tempo di ascoltare della buona musica e fra poco anche di cenare. Un tè caldo con delle erbe dell'orto, un libro in italiano. Non ho bisogno d'altro.

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