lunedì 23 agosto 2010

Asia - Australia

Il vento fresco muove le foglie degli eucalipti, il sole scalda il suolo, ma non la casa di legno, una vecchia queenslander, dove vivo da una decina di giorni. Agosto, ma qui, in Australia è inverno. Ospite di una signora brasiliana e della sua famiglia, continua il mio viaggio in questo sorprendente continente, di ritorno da luoghi magnifici, in un'altra meravigliosa regione del mondo, l'Asia.
Ho lasciato alle mie spalle isole tropicali, vulcani, templi indù e buddhisti, persone sorridenti e cordiali, ma anche mucchi d'immondizia in fiamme agli angoli delle strade, tangenti pagate alla polizia per poter fare correre il proprio taxi, foreste pluviali abbattute per far posto alla palma da olio che finisce nei nostri piatti. Troppe cose, troppe emozioni, alle volte semplici sguardi o scorci di paesaggio che non trovano il loro spazio tra qualche riga, tra queste parole. Cerco di dare una forma alle immagini che escono quasi a caso, osservo le foto scattate, a volte provo nostalgia, ma poi penso che il mio vagabondaggio continua. Sfioro la superficie dei luoghi, tra America, Oceania ed Asia, forse è tempo di trovare un posto dove stare, almeno per un po', o forse no, c'è ancora così tanto da scoprire, da imparare.
Qui nella bianca Australia sento la mancanza di una cultura millenaria – aborigeni non ne ho conosciuti ancora – come quelle d'Asia: mercanti, preti, spezie e dei in viaggio per l'Oceano indiano, per le montagne, lungo i fiumi. Mancano i colori vivaci, i profumi intensi della tradizione, ma nell'opulenza della società anglosassone, tra consumismo e noia, si muovono piccole ma decise forze, germogli che spingono, che si diffondono. Nell'era del pessimismo si trova lo spazio per sperare, per provare entusiasmo, per credere che non tutto è perduto, anzi, che c'è molto da fare.
Allontano la faccia dallo schermo che inietta tristezza e proseguo il mio cammino.

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